Nuova flottiglia per Gaza in viaggio: aumentano le preoccupazioni per gli attivisti bloccati
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Redazione Interno
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Mentre l’attenzione internazionale rimane concentrata sulle conseguenze dell’intercettazione della Global Sumud Flotilla, un nuovo convoglio navale, che qualcuno ha già definito una "seconda onda", sta solcando il Mediterraneo diretto verso la Striscia di Gaza. Secondo quanto riportato da fonti giornalistiche, ben quarantacinque imbarcazioni sarebbero salpate dal porto turco di Arsuz, situato non lontano da Iskenderun, in una mossa che appare come una risposta immediata al blocco operato dalla Marina israeliana. Quest’ultima, nella notte tra mercoledì e giovedì, aveva infatti fermato nelle acque internazionali tutte le quarantadue barche della spedizione precedente, in un’operazione della quale si stanno ancora comprendendo le dinamiche precise.
Preoccupazione per un consigliere regionale
Tra le persone coinvolte nel primo blocco, la situazione del consigliere regionale lombardo Paolo Romano rimane avvolta da una fitta nebbia, a differenza di quella di altri parlamentari italiani che sono stati invece già rilasciati. Romano, classe 1996, milanese di adozione ed eletto a Palazzo Lombardia, è descritto dalla sua compagna attraverso un commovente messaggio sociale, nel quale rievoca le sue parole ideali: "occhi su Gaza". La sua assenza di notizie, che si protrae oltre quella degli altri colleghi politici, genera una preoccupazione palpabile, alimentando ansie e interrogativi presso i suoi cari e non solo.
Anche una giornalista tra i dispersi
Analoga apprensione grava sulla sorte di Michela Monte, giornalista riminese che era a bordo dell’imbarcazione Estrella y Manuel. I suoi familiari, tramite i canali social, hanno fatto sapere di non avere più sue notizie dirette dalla mezzanotte di ieri, un silenzio che amplifica le ombre su quanto stia accadendo a chi è stato trattenuto.
Le immagini delle autorità israeliane
Le autorità israeliane, dal canto loro, hanno iniziato a diffondere alcune immagini istituzionali del trattamento riservato agli attivisti. Le riprese, pubblicate dal servizio carcerario israeliano, mostrano le procedure di identificazione degli attivisti nel porto di Ashdod, con l’applicazione di braccialetti, per poi seguirne il trasferimento a bordo di autobus. Secondo i dati ufficiali forniti dall’amministrazione penitenziaria, quattrocentosettantatré partecipanti alla flottiglia sarebbero stati condotti nel carcere di Ktzi'ot, una struttura situata nel sud del paese. Queste operazioni, se da un lato intendono mostrare una gestione standardizzata, dall’altro non placano le richieste di chi chiede trasparenza sulle condizioni e sui diritti di ogni singolo detenuto.




