Trump minaccia un giornalista: riveli la fonte o finirà in carcere
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Redazione Esteri
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La riservatezza delle fonti, lo si sa da sempre, rappresenta uno dei pilastri fondamentali su cui si regge l’intero impianto del mestiere giornalistico; un principio, questo, che in paesi come l’Italia gode addirittura di una tutela legislativa esplicita, a riprova di quanto sia considerato intoccabile per garantire il diritto di cronaca. Negli Stati Uniti, però, qualcosa è cambiato in profondità a partire dal 2025, quando l’amministrazione Trump – che oggi, vale la pena ricordarlo, è nuovamente alla Casa Bianca da oltre un anno – ha deciso di stralciare una norma storica che dispensava i cronisti dal testimoniare nei processi legati a fughe di notizie riservate. Ed ecco che lunedì, durante una conferenza stampa tesissima, Donald Trump ha indicato il primo, concreto banco di prova di questa nuova linea dura: una testata, di cui non ha voluto fare il nome, sarà «costretta» a smascherare la fonte anonima che ha fornito dettagli sulle operazioni di recupero di un aviatore disperso in Iran.
L’aviatore salvato dopo 36 ore, i Pasdaran alle calcagna
Il recupero del colonnello, va detto, non è stato affatto semplice. Il bombardiere era stato abbattuto venerdì; il pilota è stato tratto in salvo otto ore dopo, ma per l’altro ufficiale è scattata immediatamente una caccia all’uomo condotta dai Pasdaran, le guardie della rivoluzione iraniane. Il direttore della Cia, John Ratcliffe, ha raccontato che l’esfiltrazione è durata complessivamente 36 ore, definendola un «salvataggio storico» e paragonando la sfida a «trovare un granello di sabbia nel deserto». Una missione, questa, che ha richiesto l’impiego di mezzi e risorse eccezionali: oltre ai due aerei da trasporto perduti, ci sarebbero stati anche altri velivoli di supporto e unità di terra mai dichiarate ufficialmente. L’operazione «Epic Fury», secondo fonti non meglio specificate, avrebbe già richiesto stanziamenti per 200 miliardi di dollari, una cifra che supera persino i 166 miliardi della guerra del Golfo del 1991.
La nuova stretta di Trump: un precedente pericoloso per la stampa
Tornando alla minaccia del presidente, il meccanismo è chiaro: la testata che ha pubblicato le informazioni riservate sul salvataggio – probabilmente rivelando dettagli sensibili sulle tecnologie impiegate o sui tempi dell’operazione – dovrà ora decidere se violare il segreto professionale o affrontare le conseguenze penali previste dalla nuova normativa. Trump, nel suo intervento, non ha lasciato spazio a interpretazioni: o la fonte viene rivelata, o il giornalista (e verosimilmente l’intera redazione) finirà in carcere. Un avvertimento che suona come una pietra miliare nel rapporto già turbolento tra la Casa Bianca e il quarto potere. Per i cronisti americani si apre una fase inedita, dove la protezione delle fonti – finora considerata quasi un diritto assoluto – diventa un lusso che potrebbe costare caro.




