Guerra in Medio Oriente, il fronte libanese si riaccende dopo l'uccisione di Khamenei
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Redazione Esteri
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La notte tra domenica e lunedì ha segnato un’ulteriore, drammatica accelerazione nello scenario mediorientale, con il fronte libanese che è tornato a essere epicentro degli scontri dopo mesi di relativa, seppur fragile, quiete. L’esercito israeliano ha infatti ripreso a bombardare obiettivi nel sud del Libano e nella periferia sud di Beirut, roccaforte storica di Hezbollah, mandando in frantumi la tregua che, fatta eccezione per episodi isolati, reggeva dal novembre del 2024. L’azione militare, secondo quanto dichiarato dalle stesse Forze di difesa israeliane, sarebbe una risposta diretta al lancio di una salva di missili e di uno sciame di droni - rivendicato dalla formazione sciita - contro il nord di Israele, un attacco che Hezbollah ha motivato come una chiara rappresaglia per l’uccisione della Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, avvenuta nel corso dell’operazione congiunta israelo-americana “Epic Fury”. Il bilancio, al momento provvisorio e reso noto da fonti del ministero della Salute libanese citate dall’AFP, parla di almeno 31 vittime e 149 feriti, mentre migliaia di civili hanno dato vita a una nuova, disperata fuga dalle aree maggiormente colpite.
Hezbollah rompe il cessate il fuoco e Israele risponde con una pioggia di bombe
La decisione di Hezbollah di intervenire in maniera così diretta nel conflitto in corso - che già da tre giorni vede contrapposti Israele e Stati Uniti all’Iran - non è passata inosservata, e ha di fatto allargato il teatro di guerra ben oltre i confini della Repubblica Islamica. In un comunicato ufficiale diffuso nella notte, il partito-Dio ha parlato di un atto di “legittima difesa” e di una risposta ai “ripetuti attacchi israeliani”, definendo la morte di Khamenei “l’apice del crimine”. L’ala militare del movimento ha inoltre dichiarato di aver preso di mira installazioni militari nella zona di Haifa, giustificando l’operazione come un dovere verso la “resistenza”. La reazione di Tel Aviv non si è fatta attendere: il capo di stato maggiore israeliano, il generale Eyal Zamir, ha immediatamente ordinato un’intensificazione delle operazioni offensive, e i cacciabombardieri dell’aviazione hanno cominciato a colpire “con forza” quelli che sono stati descritti come “elementi terroristici di primo piano” nella zona di Beirut e nel sud del paese, emettendo al contempo ordini di evacuazione per i residenti di oltre cinquanta villaggi.
L’offensiva contro l’Iran e le ripercussioni nel Golfo
Mentre il Libano brucia, prosegue senza sosta la campagna aerea occidentale contro l’Iran, con nuove esplosioni e sirene antiaeree che hanno scandito l’alba anche a Teheran e in altre città della Repubblica Islamica. Il presidente americano Donald Trump, rientrato alla Casa Bianca dopo un fine settimana in Florida, ha rivendicato con forza il successo dell’operazione, arrivando a dichiarare che i raid avrebbero portato all’uccisione di decine di leader del regime, incluso lo stesso Khamenei, la cui morte è stata nel frattempo confermata ufficialmente dalle autorità di Teheran. Sul fronte della rappresaglia, l’Iran ha ampliato il raggio delle sue risposte missilistiche, colpendo non solo territorio israeliano ma anche installazioni militari statunitensi in diversi paesi del Golfo. Fonti locali riferiscono di attacchi contro la base della Quinta Flotta in Bahrein, di deflagrazioni avvertite a Doha e in Kuwait, dove l’ambasciata americana è stata fatta oggetto di un allarme che ha spinto i funzionari a invitare i cittadini a tenersi alla larga dal compound. In Bahrein si registra almeno una vittima, mentre il comando centrale americano ha dovuto confermare la morte di tre suoi militari e il ferimento di altri cinque dall’inizio delle ostilità.
Il tabellone di una regione in fiamme e la posizione degli alleati
A complicare ulteriormente un quadro già di per sé incandescente ci si mettono le ripercussioni su altri alleati occidentali e la reazione dei mercati globali. La base aerea britannica di Akrotiri, a Cipro, sarebbe stata oggetto di un attacco che ha messo in allerta le difese dell’isola, mentre il Regno Unito, per bocca del primo ministro Keir Starmer, ha già fatto sapere di essere pronto a intensificare il proprio supporto, autorizzando l’uso delle proprie basi per azioni difensive. Non solo: fonti iraniane, per il tramite delle agenzie di stampa locali, hanno rivendicato l’abbattimento di un caccia F-15 americano nei cieli del Kuwait, un’informazione che, al momento, non ha trovato riscontro ufficiale da parte del Pentagono. Nel frattempo, il prezzo del petrolio ha subito un’impennata superiore al dieci per cento, superando la soglia dei 75 dollari al barile, in un contesto di crescente preoccupazione per la stabilità dello Stretto di Hormuz, una delle arterie energetiche più vitali per l’economia mondiale, e con le principali compagnie aeree che hanno iniziato a cancellare i voli verso l’area mediorientale a causa della chiusura di diversi spazi aerei.




