Kaufmann a Rebibbia tra urla e accuse: "Mi hanno picchiato, denuncio tutti"
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Redazione Interno
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L’arrivo in Italia di Francis Kaufmann, estradato dalla Grecia con un volo militare dopo l’arresto per il duplice omicidio di Villa Pamphili, è stato tutt’altro che silenzioso. Il 46enne, che durante il trasferimento ha dato in escandescenze, ha rinnovato le sue provocazioni già sperimentate nell’interrogatorio video da Larissa, quando sfidò gli inquirenti a rivelare la propria identità. "Vi denuncio tutti!", ha urlato agli agenti durante lo sbarco a Ciampino, sostenendo di essere stato aggredito, sebbene i referti medici non abbiano rilevato tracce di lesioni.
Accusato dell’uccisione della compagna Anastasia Trofimova, 28 anni, e della figlia Andromeda di soli 11 mesi, Kaufmann ha continuato a negare ogni coinvolgimento, preferendo costruire una narrazione fatta di illazioni e teorie complottiste. "Sono vittima di Cosa Nostra e del Kgb", ha dichiarato, senza mai pronunciare i nomi delle vittime. Un atteggiamento che, lungi dal suggerire un’apertura alla collaborazione, conferma la linea difensiva adottata fin dall’inizio: quella del depistaggio, oscillante tra aggressività e presunti malori.
Dopo l’atterraggio, il trasferimento nel carcere romano di Rebibbia è avvenuto senza ulteriori incidenti, nonostante le proteste dell’uomo, il quale ha tentato fino all’ultimo di evitare la reclusione. Ora in isolamento, Kaufmann dovrà affrontare un processo che si annuncia già complesso, considerate le prove raccolte dagli investigatori e le sue continue contraddizioni. Quello che emerge, al di là delle sue dichiarazioni, è un quadro in cui le urla e le accuse sembrano mascherare un tentativo disperato di sfuggire alle responsabilità.




