Flotilla verso Gaza, tensione a bordo dopo l'appello di Mattarella
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Redazione Interno
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Discussioni accese, chat che bruciano di messaggi e riunioni che si protraggono per ore: quella di ieri è stata un'altra giornata di forte tensione per gli attivisti della Global Sumud Flotilla, la missione navale diretta a Gaza con aiuti umanitari. E questa volta la causa non è stata la minaccia, sempre presente, di un intervento delle forze israeliane, bensì un profondo conflitto interno scatenatosi dopo l'inatteso intervento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Le defezioni sulla Flotilla
Una ventina di persone, circa la metà delle quali italiane, ha infatti deciso di abbandonare l'impresa. C'è chi ha citato la stanchezza accumulata in oltre venti giorni di navigazione, chi ha ammesso il sopraggiungere di timori concreti dopo gli ultimi allarmi sulla sicurezza, e chi, in modo più netto, ha espresso un totale disaccordo con le scelte operative del direttivo centrale, giudicandole poco chiare.
L'intervento di Mattarella come detonatore
Poco dopo mezzogiorno, Sergio Mattarella è entrato con tutta la sua autorevolezza nella spinosa vicenda. Con poche parole, misurate ma di grande peso istituzionale, il presidente ha preso nettamente le distanze dalle dichiarazioni della premier, che aveva bollato la spedizione come un'azione «irresponsabile». Mattarella, al contrario, ha sottolineato «il valore dell’iniziativa», lanciando un appello diretto «alle donne e agli uomini» in mare. Questo pronunciamento, che ha riconosciuto pubblicamente la legittimità delle motivazioni umanitarie della Flotilla, ha agito da detonatore, polarizzando ulteriormente le posizioni a bordo e accelerando la decisione di alcuni di lasciare le navi.
Lo scarto tra mediazione immediata e diplomazia
C'è una differenza fondamentale tra l'appello di Mattarella e il discorso tenuto dalla premier all'Onu riguardo all'accettazione, da parte dell'Italia, dello Stato di Palestina. Mentre il primo si è concentrato sulla ricerca di una mediazione immediata per una crisi umanitaria in atto, il secondo ha inquadrato la questione in una prospettiva diplomatica di lungo periodo. È in questo scarto, tra la concretezza della mediazione invocata dal Quirinale e la complessità dei negoziati internazionali, che si è inserita la frattura all'interno della Flotilla.
La missione prosegue nonostante le tensioni
Nonostante le defezioni, la missione prosegue la sua rotta. Permangono alcune ipotesi di soluzione negoziata. Arturo Scotto, parlamentare del Pd a bordo, ha confermato che si «sta spingendo per una soluzione di mediazione». L'idea di trasbordare gli aiuti umanitari a Cipro, per farli giungere a Gaza attraverso la mediazione del Vaticano, è stata respinta ieri dal comitato direttivo. Tuttavia, per Scotto la partita non si può considerare chiusa. Resta il fatto che, al di là delle trattative, le navi continuano a solcare il mare, mentre a bordo si cerca faticosamente una nuova unità d'intenti.
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