Spread Btp-Bund, l'altalena sui mercati dopo le mosse di Trump

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump al Forum di Davos, caratterizzate da un tono più conciliante su alcuni fronti internazionali e da un passo indietro rispetto ad alcune posizioni precedentemente espresse, hanno innescato un'ondata di relativa tranquillità tra gli operatori finanziari. Questo clima, seppur cautamente ottimista, si è riverberato immediatamente sulle piazze europee, dove il differenziale tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi – il cosiddetto spread – ha mostrato una dinamica altalenante, ma tendenzialmente contenuta. Giovedì 22 gennaio, infatti, l’indice ha aperto in deciso calo, scendendo poco al di sotto della soglia dei 64 punti base dopo aver chiuso la seduta precedente a 66; una flessione, questa, che ha riguardato, seppur in misura diversa, anche gli spread di altre grandi economie del continente, come Francia e Spagna, indicando una risposta coordinata del mercato alle news politiche.

La volatilità della giornata successiva

La tregua, tuttavia, si è rivelata di breve durata, dimostrando quanto la percezione del rischio sia ancora sensibile a ogni minimo segnale. Nella mattinata di venerdì 23 gennaio, lo spread tra Btp e Bund è infatti risalito a 64 punti, erodendo parzialmente il vantaggio accumurato e riportandosi sui livelli di inizio seduta del giorno prima. Questo rimbalzo, che ha interrotto una corsa al rialzo altrimenti inarrestabile, ha coinciso con una sostanziale stabilità dei rendimenti offerti dal Titolo decennale italiano, il quale si è attestato saldamente al 3,51%, mentre è proseguita la lieve salita degli interessi sui benchmark tedeschi, giunti al 2,9%. Una traiettoria, quest’ultima, che alcuni analisti leggono come un primo tentativo di normalizzazione dopo un periodo di eccessiva compressione.

La chiusura in territorio positivo

Nonostante le fluttuazioni registrate nelle ore centrali della giornata, il mercato dei titoli di Stato ha poi trovato un nuovo equilibrio verso la fine delle contrattazioni. Lo spread, dopo essere risalito, ha infatti invertito nuovamente la rotta, chiudendo la seduta con un ulteriore miglioramento a 60,7 punti base. Un dato, quello finale, che conferma la tendenza al consolidamento e che sembra suggerire come gli investitori istituzionali, dopo aver digerito le novità emerse dal vertice svizzero, abbiano preferito assumere posizioni più definite, premiando la relativa stabilità del contesto macroeconomico europeo. Rimangono, comunque, elevati i rendimenti sia per l'Italia che per la Germania, segno che la ricerca di un premio per il rischio – seppur calcolato – è ancora un elemento centrale nelle strategie di portafoglio.

L'avvio stabile della nuova settimana

I riflessi di questa fase di assestamento si sono visti all’apertura dei mercati di lunedì 26 gennaio, quando lo spread ha mostrato un avvio decisamente placido, attestandosi a 62 punti base, un valore identico a quello di chiusura della settimana lavorativa precedente. Anche il rendimento del Btp decennale di riferimento è rimasto immutato al 3,51%, in uno scenario generale di attesa per nuovi indicatori. Questa staticità, lontana dai picchi di tensione del recente passato, delinea una pausa di riflessione degli operatori, i quali valutano ora non solo le parole della politica internazionale, ma anche i fondamentali economici dei singoli paesi, nella consapevolezza che la volatilità potrebbe riaffiorare al primo segnale negativo proveniente dall’una o dall’altro fronte.

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