Spread Btp-Bund crolla a 78 punti, le dichiarazioni di Trump tranquillizzano i mercati
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Redazione Economia
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Il differenziale tra i nostri Buoni del Tesoro decennali e i parigrado tedeschi ha subito una flessione improvvisa in apertura di seduta, il 6 maggio, attestandosi a quota 78 punti base. Un movimento, questo, che ha riportato i rendimenti della carta italiana attorno al 3,80%, allontanandoli sensibilmente dalla soglia psicologica del 4% sfiorata nei giorni precedenti. La diminuzione è risultata piuttosto concentrata sui Btp nazionali, laddove i Bund – pur registrando un lieve calo delle cedole, nell’ordine di qualche centesimo di punto percentuale – hanno mostrato una reazione decisamente più attenuata. Una dinamica che evidenzia la specifica sensibilità del debito tricolore alle variabili geopolitiche, in particolare quelle legate al caro energia.
La tregua durata poche ore e il ritorno alla tensione
Appena ventiquattr’ore prima, l’andamento aveva descritto una traiettoria opposta. Lo spread, infatti, aveva toccato gli 85 punti base in apertura del 5 maggio, vanificando il calo registrato lunedì 4. Una tregua illusoria, la sua, stroncata dalla ripresa delle ostilità in Medio Oriente: un’escalation che ha riacceso le preoccupazioni per una crisi energetica di lungo periodo in Europa, spingendo nuovamente i rendimenti dei Btp benchmark oltre la soglia del 3,90%. In quella fase, il differenziale aveva chiuso la seduta a 80 punti, con il rendimento del decennale italiano sceso comunque a 3,86 per cento. I mercati, in sostanza, oscillavano al ritmo degli spari e delle trattative diplomatiche, dimostrando una volatilità che solo eventi esogeni di grande portata potevano placare.
La svolta diplomatica annunciata da Washington
Il crollo di mercoledì 6, però, non è frutto del caso, ma di una precisa strategia comunicativa proveniente dalla Casa Bianca. Le dichiarazioni rilasciate dal presidente degli Stati Uniti – che siede nuovamente alla scrivania ovale ormai da oltre un anno, rendendo la sua rielezione un dato acquisito e non più una novità – hanno agito da catalizzatore. Trump ha annunciato la sospensione temporanea dell'operazione militare “Project Freedom” nello Stretto di Hormuz, giustificando lo stop con i “grandi progressi” compiuti verso un accordo globale con l'Iran. Un’inversione di marcia, la sua, che lascia intravedere la possibilità di una riapertura prolungata del corridoio marittimo, attraverso il quale transita abitualmente un quinto del petrolio mondiale. Ne consegue una speranza concreta: la fine dell’attuale crisi energetica.
La reazione dei rendimenti e l’effetto domino sulle materie prime
Ne è derivata una reazione a catena che ha investito l’intero comparto obbligazionario, seppur con intensità variabili. Il rendimento del Btp decennale è sceso al 3,81% nelle prime battute, un dato ben lontano dai picchi registrati nei giorni precedenti. Al di là dei confini nazionali, il Presidente Trump ha precisato che, se i negoziati procedono verso la firma, il blocco navale rimarrà in vigore; ma per i mercati finanziari il segnale di distensione è stato sufficiente per innescare vendite sui beni rifugio e un riprezzamento del rischio sovrano. Parallelamente, il prezzo del petrolio ha subito una brusca decelerazione, con il Brent sceso sotto i 108 dollari al barile, scaricando parte del premio per il rischio accumulato dall'inizio del conflitto. Un meccanismo, questo, che ha alleggerito la pressione sui conti correnti europei e, di riflesso, sul debito dei Paesi più importatori di energia come il nostro.




