Paraguay, l'espulsione da record di Almiron per la mano davanti alla bocca fa discutere il mondo del calcio
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Redazione Sport
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Il match tra Turchia e Paraguay, valido per la seconda giornata del Gruppo D dei Mondiali 2026, è destinato a essere ricordato più per un episodio arbitrale che per il risultato finale. La partita, disputata a Santa Clara, ha segnato un momento storico per il calcio: la prima espulsione per essersi coperto la bocca durante un colloquio con un avversario. Il diretto protagonista è Miguel Almirón, esterno offensivo paraguaiano, il cui gesto - vietato dal nuovo regolamento FIFA - ha scatenato un acceso dibattito sulla direzione intrapresa dal calcio moderno.
La dinamica del provvedimento: cosa è successo in Turchia-Paraguay
L'episodio incriminato è avvenuto al terzo minuto di recupero del primo tempo, sullo 0-1 per il Paraguay grazie al gol lampo di Galarza. In seguito a un contrasto che aveva lasciato un giocatore paraguaiano a terra, si è creato un capannello di giocatori tra le due squadre. In quella circostanza, Almirón si è avvicinato al calciatore turco Mert Muldur e, durante un breve scambio di battute, ha coperto la propria bocca con la mano.
Muldur ha immediatamente segnalato il gesto all'arbitro salvadoregno Ivan Barton, che è stato poi richiamato dal VAR per rivedere le immagini. Dopo la visione al monitor, Barton non ha avuto dubbi: ha estratto il cartellino rosso diretto nei confronti del numero 10 paraguaiano, lasciando la squadra di Gustavo Alfaro in dieci uomini per tutto il secondo tempo.
Le ragioni della regola: la "norma Prestianni" e la lotta al razzismo
La norma che ha portato all'espulsione del giocatore del Paraguay non è una novità dell'ultima ora, ma è stata introdotta dalla FIFA con un preciso intento deterrente. La decisione, fortemente voluta dal presidente Gianni Infantino e approvata dall'IFAB lo scorso aprile, è nata come reazione al caso che ha coinvolto il calciatore del Benfica, Gianluca Prestianni, accusato di aver rivolto insulti razzisti a Vinícius Júnior in un match di Champions League.
In quell'occasione, Prestianni si era coperto la bocca con la maglia, scatenando un acceso dibattito sulla possibilità di leggere il labiale per accertare la natura degli insulti. Come spiegato dallo stesso Infantino, il regolamento parte dal "presupposto" che un giocatore intento a nascondere la bocca durante un alterco stia pronunciando frasi irriguardose, e per questo motivo l'arbitro è autorizzato a comminare il cartellino rosso diretto.
Il ruolo di Almirón come "cavia" delle nuove regole
La storia di Almirón in questo Mondiale è singolare, poiché si è trovato al centro dell'attenzione per due diverse novità regolamentari in altrettante partite. Nella gara d'esordio contro gli Stati Uniti, era stato protagonista di un episodio legato al VAR per "errore di identità": inizialmente, l'arbitro aveva ammonito il difensore statunitense Tim Ream per un fallo su di lui, ma dopo la revisione al monitor, la decisione era stata invertita e il giallo era stato comminato allo stesso Almirón per simulazione.
Questo doppio "primato" lo ha reso, suo malgrado, un simbolo del calcio sempre più tecnologico e regolamentato. Per il ct del Paraguay, Gustavo Alfaro, la sanzione è stata corretta: il tecnico ha dichiarato che Almirón era consapevole del regolamento e si è scusato con i compagni per l'espulsione, che però non ha impedito alla squadra di difendere il vantaggio e conquistare i tre punti.
La reazione del mondo del calcio: Ibrahimovic contro la deriva burocratica
Il cartellino rosso mostrato ad Almirón ha provocato le reazioni più accese nel mondo del calcio. Tra tutte, spicca quella di Zlatan Ibrahimovic, che ai microfoni di Fox Sports ha espresso una critica durissima alla linea adottata dalla FIFA. Lo svedese, commentatore e senior advisor del Milan, ha definito il provvedimento come un sintomo di un calcio "morto" e trasformato in "un circo gestito da burocrati in giacca e cravatta".
Ibrahimovic ha paragonato la nuova norma a un regime da "Grande Fratello", accusando la FIFA di voler punire i pensieri prima ancora delle parole e di soffocare le emozioni dei giocatori. Citando esempi del passato come Maradona e Pepe, lo svedese ha sottolineato come il calcio moderno stia perdendo la sua dimensione di "guerra" per trasformarsi in un "balletto" di attori. Un confronto, quello tra la libertà d'espressione in campo e la necessità di contrastare il razzismo, che è destinato a restare al centro del dibattito per tutto il torneo.




