Campi Flegrei, prove di evacuazione per 120 studenti: testate le aree di attesa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   “È iniziata la seconda giornata di esercitazione sul rischio vulcanico ai Campi Flegrei. Siamo pronti a testare l'area di Incontro di Napoli - Stazione Marittima”. Con questo annuncio sulla propria pagina Facebook, la Protezione Civile della Campania ha dato il via alla fase più concretamente operativa dell’esercitazione nazionale, denominata “Campi Flegrei 2025”, orchestrata dal Dipartimento nazionale di Protezione Civile in stretta collaborazione con la Regione. Mentre la prima giornata era stata riservata all’attivazione dei cosiddetti “posti di comando”, un reticolo di procedure e coordinamento tra i diversi enti chiamati a intervenire, oggi si è scesi materialmente in campo, simulando quelle che sarebbero le mosse da compiere in uno scenario di reale crisi.

La simulazione dello sbarco in Sicilia e Sardegna

Il super vulcano, in questa finzione che ha il sapore dell’assoluta necessità, sta eruttando. E non c’è tempo, appunto, da perdere: è questa la premessa che ha mosso il trasferimento di un gruppo di centoventi studenti, i quali, rappresentando simbolicamente l’intera popolazione residente nell’area a rischio, sono stati condotti tramite autobus verso le predeterminate aree di attesa. Da lì, seguendo il copione prestabilito dal piano, il loro percorso ideale li avrebbe condotti verso le regioni “gemellate” per l’occasione, la Sardegna e la Sicilia, dove verrebbero ospitati in caso di una reale evacuazione di massa, un’ipotesi che, sebbene remota, richiede una preparazione meticolosa e costante.

Le impressioni dei giovani coinvolti nel test

“È andata benissimo, un'esperienza importante perché non si crea casino”. A parlare è Ginevra, una delle studentesse coinvolte, che con una spontanea immediatezza ha colto il cuore dell’intera operazione. La sua “sintesi”, condivisa probabilmente da molti dei suoi compagni, evidenzia l’utilità pratica di una simile prova, la quale, al di là degli aspetti tecnici e logistici, serve a instillare nei partecipanti la consapevolezza che un’evacuazione ordinata è possibile solo se si conoscono i protocolli. Un sentimento di partecipazione attiva, il loro, che trasforma un dovere civico in un’esperienza formativa, toccando con mano una procedura il cui fine ultimo è la salvaguardia delle vite umane.

L'importanza di una preparazione costante

Tutto è finto, si è detto, ma qui – finalmente – si fa sul serio: è questa la percezione che emerge dall’intera organizzazione, la quale mira a collaudare non solo i percorsi e i tempi di trasferimento, ma anche e soprattutto la capacità di risposta di una macchina complessa che coinvolge una pluralità di attori istituzionali. L’esercitazione, che si concentra sull’ipotesi di un’eruzione, un evento non previsto nell’immediato ma che caratterizza la storia geologica dell’area, rappresenta un tassello fondamentale in una strategia di prevenzione che non può permettersi improvvisazioni, puntando su una preparazione che deve essere costantemente aggiornata e verificata sul campo.

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