Napoli, l’abbraccio a papa Leone: «Più Stato contro i clan, città dei mille colori»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Settantamila persone. È questo il numero, impressionante per la sua concretezza, che ha scandito la giornata campana di papa Leone: una folla composta da fedeli accorsi a Pompei, riversatasi poi nella cattedrale di Napoli e infine confluita nel largo abbraccio di piazza del Plebiscito. Il pontefice americano, arrivato in Campania nel primo anniversario della sua elezione (avvenuta l’8 maggio dell’anno scorso), ha scelto il santuario di Pompei come palcoscenico ideale per ribadire il suo pensiero più profondo; lì, dove la tradizione mariana si intreccia con la Supplica alla Madonna, ha lanciato un monito che, se da un lato guarda ai conflitti internazionali, dall’altro si è fatto drammaticamente concreto per le strade della metropoli partenopea. «Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte» – ha detto dal sagrato – trovando nella pace il «rovello» (come lo hanno definito alcuni osservatori) del suo primo anno di pontificato, un anno segnato da guerre e da una cronaca quotidiana che sembra aver normalizzato l’orrore.

Pompei, la supplica contro la guerra: «Basta con la rassegnazione»

La scelta della data, ieri, non era affatto casuale: esattamente dodici mesi fa, quando gli venne affidato il ministero di Successore di Pietro, cadeva proprio la giornata della Supplica alla Vergine del Rosario. Da qui la decisione, fortemente voluta, di porre il suo «servizio sotto la protezione della Vergine Santa», come ha spiegato ai ventimila fedeli radunati in piazza Bartolo Longo. L’omelia è stata un susseguirsi di richiami alla responsabilità collettiva: Leone XIV ha denunciato un’economia che «preferisce il commercio delle armi al rispetto della vita umana», ha citato gli insegnamenti di Papa Francesco e ha ricordato gli storici incontri interreligiosi di Giovanni Paolo II ad Assisi. «La pace nasce dentro il cuore» – ha scandito – mentre il suo sguardo, carico di una certa stanchezza per le tensioni globali, si perdeva tra i volti di chi era accorso per ascoltarlo. La preghiera, ha aggiunto, deve tradursi in un’implorazione affinché venga «un’effusione sovrabbondante di misericordia» capace di placare rancori e illuminare chi ha «speciali responsabilità di governo».

Napoli, la guerra silenziosa dei clan e la richiesta di legalità

Se Pompei rappresentava il cuore spirituale della visita, Napoli ne è stata la coscienza laica e sofferente. Nel pomeriggio, spostandosi verso la città metropolitana, il pontefice ha cambiato registro senza però smorzare la tensione morale. Accolto in piazza del Plebiscito da un'enorme partecipazione popolare (si contano circa trentamila persone solo in quella sede), Leone XIV ha radiografato una realtà segnata da quelle che ha definito «immagini di morte» quotidiane, stavolta non dovute a bombe lontane ma alla cronaca nera locale. Il riferimento, chiaro e diretto, è alla criminalità organizzata: «La presenza e l’azione dello Stato è più che mai necessaria per dare sicurezza e fiducia ai cittadini e togliere spazio alla malavita organizzata» – ha tuonato, descrivendo una «geografia della disuguaglianza» fatta di disparità di reddito, disoccupazione giovanile (spesso galoppante) e dispersione scolastica. L’appello, rivolto implicitamente alle istituzioni, è stato un pugno nello stomaco per una città che, pur vantando il Titolo di «città dai mille colori», si sente spesso soffocare dall’abbraccio mortale dei clan.

Le mille fragilità di una metropoli: tra accoglienza e degrado

Nell’incontro con il clero nella cattedrale, come nel successivo faccia a faccia in piazza, il Papa americano ha elencato senza sconti le piaghe dell’area metropolitana. Ha parlato di carenza di strutture adeguate, di servizi inefficienti e di un’azione criminale così pervasiva da rendere pesante la vita di molti. Ma c’è stato spazio, nel suo discorso, anche per un elogio alla resilienza: ha citato gli «eroi del sociale» che lavorano nei quartieri difficili, ha benedetto l’impegno per l’accoglienza dei migranti e ha ricordato che Napoli non deve ridursi a una mera «cartolina» per turisti. «Qui corre un anelito di vita, di giustizia e di bene che non può essere vinto dal male» – ha sostenuto – esortando la chiesa locale a uscire dalle sacrestie per intercettare «la vita reale delle persone». In fondo, il suo messaggio è stato lineare: la pace, per essere autentica, non può essere separata dalla giustizia sociale, né tantomeno dalla carità concreta. Un’equazione che, da Napoli a Pompei, ha trovato ieri la sua manifestazione più evidente e, per certi versi, dolorosa.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.