Xbox, la retromarcia sul Game Pass: “Costa troppo” lo ammette la nuova amministratrice delegata

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il colosso di Redmond si trova a fare i conti con un paradosso che, a sei mesi dall’ultima, Corposa manovra di rincari, rischia di minare le fondamenta stesse del suo fiore all’occhiello. Xbox Game Pass, il servizio in abbonamento che aveva rivoluzionato il modo di fruire dei videogiochi, è diventato – a detta di chi lo guida – eccessivamente oneroso per la propria utenza. Asha Sharma, insediatasi da relativamente poche settimane alla guida della divisione gaming di Microsoft, ha utilizzato parole di una chiarezza sconcertante in una comunicazione interna indirizzata ai dipendenti, il cui contenuto è stato prontamente divulgato dal sito The Verge. La stessa Sharma definisce l’attuale equazione economica del servizio insostenibile per i giocatori, un’ammissione di colpa che arriva direttamente dai vertici e non, come spesso accade, dalle proteste degli abbonati.

L’aumento del 2025 e l’effetto boomerang di Call of Duty

Per comprendere la portata di questa retromarcia, occorre ricordare quanto accaduto nell’ottobre scorso, quando Microsoft decise di ritoccare al rialzo i listini. Il tier Ultimate, che rappresenta la formula più completa del servizio, subì un incremento drastivo raggiungendo quota 26,99 euro mensili nel nostro paese; un balzo in avanti che, associato all’aumento del PC Game Pass, aveva sollevato più di una perplessità tra gli analisti. La giustificazione, in quel frangente, risiedeva principalmente nell’integrazione di un colosso nel catalogo: Call of Duty: Black Ops 6. L’operazione, sulla carta, mirava a compensare le mancate vendite dirette del titolo (cannibalizzate dalla sua presenza nell’abbonamento) con una massiccia acquisizione di nuovi iscritti. Eppure, l’effetto leva ha finito per rivelarsi un boomerang. Il prezzo, lievitato in modo esponenziale, ha allarmato una fetta consistente della base utenti, spingendo la nuova amministratrice delegata a un’analisi di profonda autocritica.

La nota interna: “Costa troppo, serve un’equazione migliore”

Nel memo ottenuto dai media statunitensi, Sharma non lascia spazio a fraintendimenti. Pur ribadendo il ruolo centrale del Game Pass nell’ecosistema Xbox, la manager ha sottolineato come l’attuale configurazione non possa e non debba essere considerata quella definitiva. Le sue parole tracciano una linea netta rispetto al passato: “A breve termine, il Game Pass è diventato troppo costoso per i giocatori – ha scritto – quindi abbiamo bisogno di un’equazione del valore migliore”. Una frase, quest’ultima, che fa tremare i polsi ai vertici finanziari, implicando la possibilità concreta di un intervento al ribasso o, quanto meno, di una ristrutturazione profonda dell’offerta. Sharma ha parlato apertamente di evoluzione verso un “sistema più flessibile”, un’espressione che suggerisce l’abbandono del modello rigido attuale per lasciare spazio a soluzioni modulari, la cui definizione richiederà però tempo per essere testata e perfezionata.

Possibili scenari: nuovi tier o addio ai tripla A?

La porta, a questo punto, è spalancata a molteplici interpretazioni. Non è chiaro se Sharma stia spingendo per una riduzione pura e semplice del canone mensile, per l’introduzione di nuovi livelli di abbonamento (magari a costo ridotto ma con un parco titoli più limitato) o per un incremento del valore percepito a parità di prezzo. Le indiscrezioni che circolano nei circoli specializzati, sebbene non confermate, parlano di valutazioni drastiche all’ordine del giorno. Tra queste, emerge l’ipotesi che Microsoft possa rimuovere completamente i nuovi capitoli di Call of Duty dal catalogo base del Game Pass per abbassare i costi di gestione, una soluzione che rappresenterebbe una vera e propria inversione a U rispetto alla strategia di acquisizione di Activision Blizzard. La stessa Sharma, nel suo messaggio, ha promesso di approfondire il tema con i dipendenti nei prossimi incontri, lasciando intendere che la struttura dei prezzi così com’è – gravata dai costi fissi dei tripla A in day one – non rappresenti più una via percorribile per mantenere competitiva la piattaforma.

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