Mondiali 2026, la stretta dell’Ifab: countdown, porte chiuse e quei 10 secondi che costano caro all’Islanda
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
L’amichevole tra Islanda e Giappone, disputata in una cornice certo minore rispetto ai fasti della ribalta mondiale, ha fornito la prima, tangibile dimostrazione di come il calcio stia per cambiare pelle. A pochi giorni dal via della rassegna iridata – il primo fischio è atteso tra Messico e Sudafrica l’11 giugno – l’International Football Association Board (Ifab) ha già iniziato a dispiegare il suo nuovo arsenale regolamentare, e il verdetto è stato immediato e spietato.
Durante l’incontro, il calciatore islandese Hlynsson, probabilmente ignaro della rigidità dei nuovi dettami, ha impiegato più dei fatidici dieci secondi concessi per abbandonare il rettangolo verde dopo la segnalazione della lavagna luminosa da parte del quarto uomo. La conseguenza, come previsto dalla norma anti-perdite di tempo, è stata paradigmatica: il suo sostituto, Thorvaldsson, non ha potuto varcare immediatamente la linea di touchline, costringendo la propria squadra a giocare in inferiorità numerica per circa un minuto.
In quella finestra temporale, il nipponico Ogawa ha sfruttato la superiorità numerica per insaccare di testa il gol decisivo, un vantaggio che poi si è rivelato definitivo per il risultato finale.
La rivoluzione dei secondi: rimesse, rinvii e la fine della “panchina volante”
La severità mostrata in Islanda-Giappone non è che la punta di un iceberg regolamentare molto più profondo, pensato per arginare le perdite di tempo croniche e le cosiddette “furberie” che hanno infestato il calcio moderno. Il nuovo codice disciplinare, infatti, non si limita ai soli cambi.
Per le rimesse laterali e i rinvii dal fondo, l’arbitro avrà la facoltà di attivare un vero e proprio conto alla rovescia di cinque secondi; se il giocatore supera il limite, il possesso palla passerà agli avversari (con l’inversione della rimessa o, nel caso del rinvio, la concessione di un calcio d’angolo a favore dell’altra squadra). Si tratta di una vera e propria guerra ai tempi morti, nella quale anche l’ultimo dei dettagli è stato codificato.
In particolare, l’Ifab ha messo nel mirino il cosiddetto “time-out tattico” del portiere, una pratica subdola che ha trovato terreno fertile nelle massime competizioni. Il meccanismo è subdolo e ben oliato: l’estremo difensore – unico ruolo che, in caso di presunto problema fisico, può restare comodamente a terra mentre lo staff medico lo assiste – si siede sull’erba, chiama il fisioterapista e, mentre il gioco è fermo, i suoi dieci compagni si precipitano a bordo campo per ricevere istruzioni dall’allenatore, aggiustare l’assetto o spezzare l’inerzia avversaria.
Nella nuova direttiva illustrata da Pierluigi Collina, responsabile arbitrale della Fifa, è scritto nero su bianco: durante l’assistenza al portiere, nessun giocatore di movimento potrà avvicinarsi alla panchina o all’area tecnica. L’unica eccezione, spiega Collina, è che i calciatori dovranno restare nella loro posizione o, al massimo, radunarsi nel cerchio di centrocampo, lontani dalle sirene tattiche della panchina.
Tolleranza zero per le proteste e la tecnologia a tutto campo
L’ondata repressiva dell’Ifab investe con la stessa durezza anche il fronte disciplinare e quello tecnologico, amplificando la portata della Var ben oltre i confini abituali. Nell’ottica di garantire il massimo rispetto verso la gara e i suoi ufficiali, sono state introdotte due fattispecie di espulsione diretta che faranno discutere.
La prima colpisce quei calciatori che, durante un alterco o una discussione conflittuale, si copriranno la bocca con le mani o la maglietta: una norma nata per contrastare eventuali insulti razzisti o frasi irriguardose verso l’arbitro, eliminando quel velo di ipocrisia rappresentato dalla lettura labiale.
La seconda, invece, è un monito chiaro a non ripetere scene come quelle viste nella recente finale di Coppa d’Africa: chi lascerà il campo senza autorizzazione per protestare contro una decisione arbitrale sarà immediatamente sanzionato con il cartellino rosso, una misura che prescinde dal contesto e punisce l’abbandono “simbolico” del terreno di gioco.
Sul fronte della tecnologia, il Mondiale nordamericano sarà il più “assistito” della storia; il Var interverrà per correggere le seconde ammonizioni errate (evitando così espulsioni ingiuste come quella capitata a Kalulu in alcune recenti cronache di campionato), per risolvere i casi di scambio di identità e persino per verificare la correttezza di un calcio d’angolo prima che lo stesso venga battuto, attraverso un rapido controllo in “silenzio” che non interrompa il fluire della gara.
L’effetto deterrente e il caso islandese come monito
Non si tratta, per i legislatori, di un semplice esercizio di stile, ma di una vera e propria operazione di “bonifica” del tempo effettivo di gioco. La filosofia sottesa a queste modifiche – come ammesso esplicitamente dai vertici arbitrali – mira a creare un forte effetto deterrente: le regole sono dure, ma la loro applicazione costante dovrebbe scoraggiare i trasgressori dal tentare di aggirarle.
Il caso dell’Islanda, costretta a scontare un minuto in dieci uomini proprio nel momento cruciale della partita, è il manifesto visivo di ciò che attende le squadre disattente ai nuovi obblighi. Se un giocatore non lascia il campo entro dieci secondi dall’esposizione del cartello, la sua squadra resta in inferiorità numerica fino alla prima interruzione utile successiva al sessantesimo secondo di gioco; per i cambi multipli, il countdown parte dall’ultima visualizzazione dei numeri.
Allo stesso modo, per quegli atleti che necessitano di cure mediche prolungate (salvo che l’infortunio non sia stato causato da un fallo da cartellino), è prevista l’obbligatorietà di restare fuori dal campo per almeno un minuto prima di ricevere il nullaosta per rientrare, vanificando così la pratica dei falsi crampi negli ultimi minuti di recupero.
In questo nuovo scenario, il margine per la simulazione si riduce drasticamente; la Fifa, forte dei test già effettuati in altri campionati come quello nordamericano, si presenta al via con il pugno di ferro, pronto a non concedere sconti a nessuno, neppure in un match che sembrava solo un’innocua prova generale come quello tra nipponici e nordici.




