Il countdown per Artemis II è ufficialmente ripartito: il primo aprile il ritorno dell’uomo nei dintorni della Luna
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Dopo settimane di lavoro febbrile all’interno dell’edificio di assemblaggio del Kennedy Space Center, la Nasa ha dato il via libera. Il verdetto emerso al termine della Flight Readiness Review, la rigorosa verifica collettiva sullo stato di salute di ogni singolo componente, è stato unanime: il razzo Space Launch System e la capsula Orion sono pronti per il loro primo volo con equipaggio umano. La finestra di lancio, salvo contrattempi dell’ultima ora, si aprirà il primo aprile alle 18:24 ora locale della Florida, le 00:24 del due aprile in Italia, con una data di riserva già calendarizzata per il giorno successivo alla medesima ora. I tecnici, adesso, hanno le mani libere per programmare il trasferimento dell’imponente vettore alto novantotto metri sulla piattaforma 39B, una manovra delicata che prenderà il via il diciannove marzo e richiederà all’incirca mezza giornata di lavoro.
L’equipaggio selezionato per questa missione, che segna il primo allontanamento dell’essere umano dall’orbita bassa terrestre dal lontano 1972, è composto dai tre astronauti statunitensi Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch, a cui si aggiunge il canadese Jeremy Hansen. Saranno loro a testare per dieci giorni le reali condizioni di vita e di lavoro a bordo di Orion, spingendosi fino a oltre seimilacinquecento chilometri dalla superficie lunare durante il sorvolo del lato nascosto, un’esperienza che nessun civile aveva più affrontato da quando Eugene Cernan lasciò le sue ultime impronte sul suolo grigio del nostro satellite. Il viaggio, della durata complessiva di dieci giorni, seguirà una traiettoria a ritorno libero che sfrutterà la gravità combinata dei due corpi celesti per riportare la capsula a casa senza consumi aggiuntivi di carburante, un’opportunità preziosa per testare le manovre di prossimità e le capacità di attracco che saranno fondamentali per le missioni successive.
All’origine dell’ultimo rinvio, che aveva costretto gli ingegneri a far retrocedere il razzo dal pad di lancio al grande capannone il venticinque febbraio scorso, c’era stata un’anomalia nel flusso di elio diretto allo stadio superiore del razzo. Il problema, circoscritto ai dispositivi di tenuta delle connessioni rapide attraverso cui il propellente viene caricato dalla torre di servizio, è stato risolto con una modifica progettuale delle guarnizioni, un intervento che ha richiesto l’ispezione dell’intero sistema e la sostituzione di alcune batterie di bordo. La scelta di non ripetere la prova di caricamento criogenico, la cosiddetta wet dress rehearsal, è stata motivata dai funzionari con la volontà di non aggiungere stress inutili a un hardware che, dopo le riparazioni, ha già dimostrato la propria tenuta nei test statici. Lori Glaze, amministratrice associata ad interim per lo sviluppo dei sistemi di esplorazione, ha ribadito con franchezza che si tratta pur sempre di un volo di collaudo e che, nonostante la preparazione certosina, il fattore rischio non può essere ridotto a zero.




