L’Europa può resistere a Trump, ma non alla sua frammentazione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La decisione di Donald Trump di sospendere le sanzioni sulle esportazioni russe di diesel, annunciata il 9 ottobre dopo un colloquio con Vladimir Putin, ha aperto una frattura profonda nella linea comune tra Stati Uniti ed Europa sul sostegno a Kyiv. L’intesa prevede la fornitura immediata di oltre 300.000 tonnellate di gasolio russo verso il mercato americano e globale, con incrementi progressivi fino a un milione di tonnellate mensili, e la licenza del Dipartimento del Tesoro americano autorizza queste transazioni fino al 7 aprile 2027.

Mentre gli europei continuano a inasprire le sanzioni contro Mosca, Washington allenta la pressione sulla macchina da guerra russa alla vigilia di un inverno che per l’Ucraina si preannuncia durissimo.

Il gasolio russo e l’emergenza prezzi negli Stati Uniti

L’accordo nasce da una contingenza interna americana. Il prezzo medio nazionale del diesel negli Stati Uniti ha raggiunto a settembre il valore record di 6,2785 dollari per gallone, con un aumento del 70,8 per cento su base annua, complici la guerra contro l’Iran, le restrizioni nello Stretto di Hormuz e le ripercussioni degli attacchi ucraini contro le raffinerie russe. Con le elezioni di metà mandato alle porte, la Casa Bianca ha scelto di intervenire sui prezzi dei carburanti attraverso un canale che fino a poche settimane prima sembrava precluso.

L’amministrazione americana aveva appena approvato un pacchetto di sanzioni proprio per colpire le esportazioni energetiche russe, e la nuova intesa sul gasolio va nella direzione opposta.

Zelensky: una decisione “indegna”

La reazione ucraina è stata immediata e durissima. Volodymyr Zelensky ha definito l’accordo “indegno, debole e disonesto”, denunciando che la sospensione delle sanzioni garantisce a Mosca nuove entrate per finanziare la guerra. L’annuncio dell’intesa è arrivato mentre a Miami erano in corso i colloqui tra delegazioni americane e ucraine, alla presenza di consiglieri europei, sulle garanzie di sicurezza e sulle possibili soluzioni territoriali.

Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa internazionale, Trump avrebbe deciso l’accordo dopo che Kyiv aveva ignorato le ripetute richieste americane di fermare gli attacchi alle raffinerie russe, azioni che contribuivano a far salire i prezzi dell’energia negli Stati Uniti.

La risposta europea e il nodo dell’intelligence

Sul fronte europeo la reazione è stata compatta. L’Alto rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, ha dichiarato che “non è questo il momento di allentare la pressione sulla Russia, e l’Europa non lo farà”, annunciando che i ministri degli Esteri dell’Unione intendono approvare il più ampio pacchetto di sanzioni contro la macchina bellica russa dall’inizio del conflitto. Il governo tedesco ha preso atto dell’accordo ribadendo il proprio sostegno all’Ucraina e l’impegno per nuove misure restrittive.

Secondo l’ex ambasciatore italiano a Kyiv Pier Francesco Zazo, che ha guidato la missione diplomatica dal gennaio 2021 al luglio 2024, gli europei “possono compensare parte degli aiuti finanziari e militari americani, ma non possono sostituirsi facilmente a Washington nella condivisione dell’intelligence”. La minaccia di limitare il flusso di informazioni riservate e l’accesso al sistema Starlink rappresenta, per Zazo, la leva più grave nelle mani dell’amministrazione americana per mettere Zelensky all’angolo e spingerlo ad accettare un accordo iniquo.

Putin, l’obiettivo minimo e il nemico principale

Per l’ex ambasciatore, l’obiettivo di Putin non si esaurisce nella conquista del Donbass, che definisce “obiettivo minimo”, ma punta alla capitolazione dell’Ucraina e alla sua ricollocazione sotto il controllo russo. In questa prospettiva, l’Europa che continua a sostenere Kiev rappresenta il principale ostacolo ai piani del Cremlino. Trump ha rivendicato una presunta tregua energetica, ma la Russia continua a bombardare le infrastrutture ucraine, consapevole che Kyiv non dispone di sistemi di difesa aerea sufficienti.

Le prospettive per l’Ucraina

Zelensky ha annunciato che riprenderà gli attacchi alle raffinerie russe, una decisione che non può evitare secondo Zazo: rinunciarvi significherebbe perdere una delle poche leve efficaci contro Mosca, dopo che i raid con droni e missili hanno danneggiato le infrastrutture energetiche russe e ridotto la capacità di produrre ed esportare carburante. Resta da capire quanto Kyiv potrà proseguire senza il supporto americano.

Gli europei, dal canto loro, hanno mostrato coesione, sono ormai i primi donatori di Kiev, garantiscono sostegno finanziario e continuano a inasprire le sanzioni, in particolare nel settore degli idrocarburi e contro la flotta ombra russa.

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