Draghi e il paradosso europeo: quando il costruttore diventa il critico più severo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Mario Draghi, l’architetto riconosciuto delle politiche monetarie che hanno tenuto in vita l’eurozona nel momento più critico, ha scelto la platea del Meeting di Rimini per pronunciare un verbo inatteso e spiazzante: l’Europa, oggi, «non conta nulla». Una dichiarazione che, per il suo autorevole paradosso, ha inevitabilmente sollevato un vespaio di reazioni e riflessioni, suonando come un’ammissione di fallimento per colui che è stato spesso osannato come il salvatore e il garante del progetto continentale. La sua analisi, per quanto cruda, non rappresenta una novità assoluta nel dibattito geopolitico, ma assume un peso specifico differente quando a pronunciarla è proprio chi, in passato, ha impersonato la voce più autorevole e ascoltata delle istituzioni comunitarie.
La lectio riminese dell’ex presidente del Consiglio e già governatore della Bce ha infatti il sapore amaro della disillusione, un giudizio severo che sembra contrapporsi alla narrazione che per anni lo ha dipinto come l’uomo indispensabile. Lo stesso Draghi che, durante la sua esperienza a Palazzo Chigi, è riuscito a ottenere per l’Italia il Piano nazionale di ripresa e resilienza quando tutti proponevano il Mes, e che ha varato riforme di stampo progressista che la politica tradizionale non era mai riuscita a realizzare, oggi fotografa un’Unione Europea immobilista e irrilevante sullo scacchiere globale.
Non sono mancate, tuttavia, voci critiche che hanno colto l’occasione per mettere in discussione l’operato dello stesso Draghi. Beppe Grillo, per esempio, si è chiesto pubblicamente come sia possibile che una figura «di tanta palese incompetenza, visti i risultati a seguito dei ruoli giocati, riceva ancora così tanto credito». Un attacco che, al di là delle polemiche, evidenzia il malessere di una fetta dell’elettorato verso una certa classe dirigente, accusandola di aver fallito nel costruire un’Europa più solida e coesa, nonostante i ruoli di primissimo piano ricoperti.




