Draghi critica l’Ue: “I dazi europei pesano più di quelli di Trump”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mario Draghi, ex presidente della Banca centrale europea e già primo ministro italiano, torna a far discutere con un editoriale pubblicato sul Financial Times, nel quale non risparmia critiche all’Unione europea, accusandola di aver “imposto con successo dazi su se stessa”. Un attacco diretto, che strizza l’occhio alla nuova amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, ma che punta il dito soprattutto contro le politiche economiche interne all’Ue, ritenute troppo rigide e penalizzanti per la crescita del continente.

Secondo Draghi, l’Europa si è ritrovata a fare i conti con una serie di “auto-dazi”, ovvero barriere interne che hanno frenato gli scambi tra i 27 Paesi membri, limitando la competitività delle aziende e rallentando lo sviluppo economico. Un paradosso, considerato che il mercato unico europeo è nato proprio per favorire l’integrazione e la libera circolazione di merci e servizi. Eppure, come sottolinea l’ex premier, l’Ue si è impantanata in un groviglio di regole e normative che, invece di semplificare, hanno creato ulteriori ostacoli.

Le critiche di Draghi arrivano in un momento delicato, in cui l’Europa si prepara a fronteggiare le nuove tariffe doganali annunciate dagli Stati Uniti, che rischiano di colpire duramente settori chiave come l’automotive e l’agroalimentare. Ma, a suo avviso, il problema principale non sono tanto i dazi imposti da Trump, quanto quelli che l’Ue ha di fatto applicato a se stessa, con un sistema di regole e barriere interne che, in alcuni casi, raggiungono un’incidenza del 110% sui costi delle imprese.

“L’Europa è riuscita con successo a mettersi i dazi da sola”, scrive Draghi, evidenziando come la dipendenza dell’economia europea dalle esportazioni renda ancora più urgente una riforma delle politiche fiscali e commerciali. Per l’ex presidente della Bce, è necessario un cambio di rotta che passi attraverso un uso più proattivo della politica fiscale, in grado di stimolare la crescita e ridurre le disuguaglianze tra i Paesi membri.

Il mercato unico europeo, secondo Draghi, ha bisogno di uno “scatto di reni” per eliminare i troppi “lacci e lacciuoli” che ancora lo imbrigliano. Solo così sarà possibile creare nuove opportunità per le aziende e rilanciare un’economia che, nonostante l’apertura al commercio globale, fatica a tenere il passo con i principali competitor internazionali.

Le parole di Draghi, oltre a rappresentare un’analisi puntuale delle criticità dell’Ue, suonano come un monito per i vertici europei, chiamati a ripensare le proprie strategie in un contesto internazionale sempre più complesso e competitivo. Senza un intervento deciso, il rischio è che l’Europa rimanga intrappolata in un circolo vizioso di regole e limitazioni, perdendo ulteriormente terreno rispetto a potenze come gli Stati Uniti e la Cina

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