Tragedia a Lamezia Terme: padre uccide il figlio dopo anni di tensioni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dieci anni di sofferenze, richieste insistenti di denaro e una condanna definitiva per estorsione ai danni dei genitori. È questo il retroterra che ha portato all’omicidio di Bruno Di Cello, trentenne freddato con un colpo di pistola alla faccia dal padre, Francesco Di Cello, 64 anni, ex guardia giurata in pensione. L’episodio, avvenuto venerdì 30 aprile nella località Marinella, ha riportato alla luce un dramma familiare consumato nel silenzio, tra pressioni economiche e disturbi psichiatrici già diagnosticati.

Secondo quanto emerso, il giovane coltivava il sogno di diventare modello e influencer, un’ambizione che avrebbe alimentato richieste sempre più pressanti verso i genitori. Tensioni che, nel tempo, si erano trasformate in veri e propri atti di aggressione, culminati in un precedente penale per estorsione. «Era esasperato», hanno spiegato fonti vicine alla famiglia, riferendosi allo stato d’animo del padre, il quale, dopo l’ennesima lite, avrebbe deciso di mettere fine a quella spirale di violenza.

Francesco Di Cello, che si è subito costituito alla polizia, è stato interrogato a lungo nel commissariato di Lamezia Terme prima di essere trasferito nel carcere di Catanzaro. Durante il colloquio con il pm, ha ammesso senza reticenze le proprie responsabilità, confermando di aver agito in un momento di estrema disperazione. Gli inquirenti stanno ora ricostruendo ogni dettaglio, anche alla luce delle testimonianze dei vicini, che hanno parlato di un clima teso e di continui litigi, spesso tenuti nascosti all’esterno.

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