Sangalli lancia l'allarme: "Città a rischio desertificazione, servono patti Stato-privati"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dietro ogni serranda che non si riapre più, un'attività commerciale che cessa per sempre, si cela una storia di fatica e di bilanci che non tornano, un racconto silenzioso che si dipana per decenni o che, al contrario, viene interrotto sul nascere da un'economia in tumultuosa e spesso sfavorevole trasformazione. È un fenomeno, questo, che sta svuotando i quartieri, privandoli progressivamente della loro vitalità e della loro stessa identità, come dimostra con cruda efficacia il caso di Ancona, dove il centro storico e le aree periferiche subiscono una lenta ma inesorabile moria di esercizi. I numeri, del resto, confermano questa tendenza all'appassimento: stando a quanto rilevato da Confcommercio, negli ultimi dodici anni ha abbassato definitivamente la saracinesca il ventuno per cento dei negozi fisici, un dato che dipinge un panorama urbano sempre più segnato dal deserto commerciale.

L'allarme della desertificazione urbana

Quello che si sta configurando, come ebbe a osservare l'architetto Renzo Piano, non è il semplice contrasto tra urbano e rurale, bensì l'emergere di un deserto all'interno delle stesse città, spogliate delle loro botteghe e riempite a macchia di leopardo da attività come fast food e mini-market, le quali, sebbene utili, non possono sostituire la ricchezza di un tessuto commerciale variegato. La consacrazione degli acquisti sulle piattaforme digitali, da Amazon a Temu e Shein, unita a una cronica carenza di investimenti pubblici nelle periferie e nei piccoli borghi, ha accelerato un processo che minaccia di trasformare i centri urbani in luoghi fantasma, simili a grandi case vacanza piuttosto che a organismi viventi e pulsanti.

La proposta: canoni calmierati e patti per riattivare gli spazi

Di fronte a questa prospettiva, il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, avanza una proposta articolata per tentare di arginare il declino. "Dobbiamo salvare dalla desertificazione dei negozi le città, a partire dalle periferie, e i piccoli borghi", ha dichiarato, indicando come strumenti necessari "canoni calmierati e incentivi pubblici e privati per riattivare i locali sfitti adattabili a negozi". L'idea di base, quindi, è quella di rendere nuovamente accessibili gli spazi commerciali vuoti, abbattendone i costi di affitto e creando le condizioni affinché possano essere rioccupati da nuove attività imprenditoriali.

Programmi integrati per quartieri più vivi

Oltre agli interventi sugli spazi singoli, Sangalli sottolinea la necessità di un approccio più ampio e sistemico, che passi attraverso "dei programmi e dei patti tra Stato, enti locali e aziende private per rilanciare i quartieri, rendendoli più vivi e appetibili per le attività commerciali". Questo modello di collaborazione, che include anche "gli accordi immobiliari per gli spazi di comunità", punta a generare un circolo virtuoso in cui il pubblico e il privato lavorino di concerto per ridare slancio a intere aree della città, contrastando non solo la chiusura dei negozi ma anche il conseguente venir meno di servizi fondamentali per chi ci abita.

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