Suicidio nel centro di rimpatrio Ponte Galeria: emergono responsabilità
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Redazione Interno
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Ousmane Sylla, un giovane di 22 anni, si è suicidato due giorni fa nel Centro per il rimpatrio (Cpr) di Ponte Galeria a Roma. Sylla era una persona vulnerabile e psichicamente fragile, non idonea alla vita reclusa, secondo Gaetano Pasqualino, avvocato del giovane.
Indagine in corso
Gaetano Pasqualino, insieme al pool di avvocati dell’associazione 'Progetto Diritti', ha deciso di presentare un esposto alla Procura che ha già avviato un'indagine interna. Questa indagine si affianca al lavoro del primo avvocato del ragazzo, Giuseppe Caradonna.
Condizioni estreme nei Cpr
Il suicidio di Sylla si aggiunge alla lista di orrori che ogni giorno vengono denunciati dai centri di permanenza per il rimpatrio sparsi per il Paese. Attualmente, ci sono otto di questi centri aperti. Negli ultimi cinque anni, ci sono stati 14 suicidi di migranti nei Cpr d’Italia.
Possibilità di prevenzione
Sylla, originario della Guinea, è stato trovato con un lenzuolo intorno al collo a una grata del Centro per il rimpatrio di Ponte Galeria. L’avvocato Giuseppe Caradonna, che lo scorso novembre aveva tentato di farlo spostare dalla struttura di Milo (Trapani) in un posto più adatto alle sue fragilità, afferma che il destino di Sylla poteva essere evitato. Caradonna aveva inviato la relazione di una psicologa sulle condizioni del migrante, cercando di dimostrare la sua inadeguatezza a vivere in un Cpr.




