Papa Leone XIV incontra i piccoli ucraini: "Gesù ci chiama a essere amici, non nemici"
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Redazione Esteri
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Nella cornice dell’Aula Paolo VI, dove i giochi e le voci dei bambini del centro estivo vaticano riempivano l’aria di un’energia contagiosa, papa Leone XIV ha dedicato questa mattina un momento di dialogo ai giovani ucraini ospitati dalla Caritas italiana. Accanto a loro, i figli dei dipendenti della Santa Sede, riuniti per l’iniziativa “Estate Ragazzi in Vaticano”, hanno ascoltato le parole del Pontefice, che ha insistito sull’importanza di costruire ponti anziché muri, fin dalla più tenera età.
«Imparare da piccoli ad avere rispetto reciproco, a vedere nell’altro qualcuno come sé stessi», ha detto il Papa, rispondendo alle domande dei ragazzi con tono paterno. Senza evitare il tema della guerra, che molti di quei bambini conoscono purtroppo troppo bene, Leone XIV li ha esortati a essere «costruttori di pace», rifiutando l’odio e l’invidia. «Gesù ci chiama a essere tutti amici», ha aggiunto, sottolineando come la diversità, lungi dall’essere un ostacolo, possa diventare ricchezza se vissuta con apertura.
I circa trecento ucraini, arrivati nelle Marche grazie al progetto “È più bello insieme” coordinato dalla Caritas, hanno ascoltato in silenzio, traducendo forse nella loro lingua quelle frasi semplici ma dense di significato. Qualcuno, tra i più grandi, annuiva, mentre i più piccoli osservavano incuriositi la figura in bianco che si muoveva tra di loro con gesti familiari.
L’incontro, durato poco meno di un’ora, è stato un tassello in più nella strategia della Santa Sede, che da mesi cerca di bilanciare l’impegno umanitario con la mediazione politica nel conflitto. Ma oggi, lontano dai tavoli diplomatici, ciò che contava erano gli sguardi dei bambini, quelli ucraini e quelli italiani, mescolati tra le panchine della sala. E le risposte del Papa, che ha scelto di parlare non di ideologie, ma di amicizia, usando un linguaggio universale: quello dei gesti, più che delle parole.




