Bologna piange Ambrosio, sciopero e presidio mentre in questura indagano sul killer
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Redazione Interno
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Un fiume di colleghi in divisa e di cittadini si è riversato questa mattina in piazza Medaglie d’Oro, di fronte alla stazione di Bologna, in un presidio carico di commozione per ricordare Alessandro Ambrosio, il capotreno di 34 anni ucciso a coltellate lunedì nel parcheggio del piazzale ovest. Corone di fiori, fotografie e messaggi scritti a mano hanno creato un improvvisato e silenzioso sacrario, mentre i sindacati proclamavano, dalle nove alle diciassette, uno sciopero di otto ore che ha paralizzato il trasporto ferroviario regionale, causando inevitabili disagi per i viaggiatori, nessuno dei quali ha potuto contare su corse garantite.
La cattura del ricercato a Desenzano del Garda
Proprio mentre la città si stringeva in quel doloroso raccoglimento, le indagini coordinate dalla procura, le cui dinamiche sono ancora al centro degli accertamenti, hanno registrato un decisivo sviluppo con la cattura del principale indagato. Marin Jelenic, il cittadino croato di 36 anni senza fissa dimora ricercato per l’omicidio, è stato trovato dalla polizia davanti alla stazione ferroviaria di Desenzano del Garda, dove la sua fuga si è conclusa ieri sera dopo che le impronte digitali ne hanno confermato l’identità. L’uomo, che secondo quanto emerso dalle prime informazioni aveva precedenti per porto d’armi da taglio, era già noto alle forze dell’ordine per episodi violenti.
I precedenti e l’ordine di allontanamento
Una di queste azioni, risalente allo scorso 18 ottobre, lo ritraeva infatti mentre, dopo essere stato sorpreso a nascondere alcune birre nello zaino, devastava un supermercato nel centro di Udine in una sequenza ripresa dai sistemi di videosorveglianza. Circostanze, queste, che si aggiungono a un profilo giudiziario sul quale gli investigatori stanno ora lavorando a fondo. Dalle prime ricostruzioni, sembra che Jelenic fosse stato oggetto di un provvedimento emesso dal prefetto di Milano, il quale gli intimava di lasciare il territorio italiano entro il 2 gennaio, ordine che evidentemente non è stato eseguito. Negli ultimi mesi, inoltre, era stato fermato in più occasioni mentre era in possesso di coltelli.
Le indagini proseguono sui motivi del gesto
La magistratura, che coordina le attività della squadra mobile, deve ora far luce sulla concatenazione degli eventi che ha portato all’agguato mortale nel parcheggio della stazione e, soprattutto, sulle possibili motivazioni alla base del gesto, un compito delicato che procede tra l’esame delle testimonianze, dei riscontri tecnici e della vicenda personale dell’arrestato. A Bologna, intanto, la giornata di oggi è trascorsa all’insegna di un lutto profondo e partecipato, con il ricordo di Ambrosio che ha unito colleghi e semplici cittadini in un sentimento di sgomento e di cordoglio, mentre il trasporto su rotaia segnava il passo per onorare la memoria di chi, su quei treni, passava le proprie giornate di lavoro.




