TonyPitony e Tommy Cash, “L’ammor” è già un caso tra matrimoni surreali e videogiochi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La sorpresa, nell’era della programmazione a tavolino, conserva ancora un fascino inspiegabile. Venerdì 17 aprile, scavalcando le tradizionali campagne promo costruite con mesi di anticipo, TonyPitony e Tommy Cash hanno rilasciato “L’ammor”, un singolo che è piombato sulle piattaforme digitali (pubblicato per TOSK! Records) come un oggetto non identificato nel panorama musicale italiano. Il brano, scritto dallo stesso TonyPitony e plasmato in cabina di regia da Andrea Blanco, rappresenta il primo featuring italiano inedito per l’estone, un’anomalia che da sola basterebbe a giustificare l’hype delle ultime settimane.
A differenza di semplici gossip da rotocalco, il lancio è stato orchestrato con una messa in scena degna dei migliori happening concettuali. Per presentare “L’ammor” – quella storpiatura dialettale che diventa subito un manifesto – i due hanno inscenato un matrimonio surreale: Tony in abito da sposa, Tommy in completo blu, sulle note di “Per sempre sì” di Sal Da Vinci. Non è solo un video virale, ma una dichiarazione di intenti che trasforma il cliché della canzone d’amore in una cerimonia laica del caos. L’operazione, anticipata a marzo da filmati in cui i due cantavano “Donne Ricche”, aveva già acceso i motori del web, scatenando speculazioni che ora trovano una risposta in questo “trip” collettivo.
Musicalmente, il testo si muove su un crinale preciso: l’amore non viene cantato, ma smontato pezzo per pezzo. La domanda “What is love” riecheggia senza trovare risposta, sostituita da un refrain ossessivo (“Io non lo so, tu si però”) che fotografa l’incomunicabilità sentimentale. TonyPitony, reduce dal trionfo sanremese con Ditonellapiaga (dove vinse la serata cover con “The Lady Is a Tramp”), abbandona le atmosfere da crooner disturbato per gettarsi in un duetto serrato dove Tommy Cash – che l’anno scorso divise l’Italia a Eurovision con “Espresso Macchiato” – gioca la carta dell’italiano stereotipato tra parmigiano, tarantella e “mortadella”. Nessuno dei due cerca la profondità; anzi, la rifiutano a favore di un nonsense lucido.
Il videogioco e la strategia dell’assurdo
Non basta la musica, però, a contenere la deriva artistica di TonyPitony. In parallelo al singolo, è stato rilasciato “L’ammor – The game”, un videogioco platform in stile 8-bit che richiama l’estetica vintage del GameBoy. Questa estensione del progetto – rintracciabile sul sito ufficiale “oggettony” – trasforma la canzone in un ecosistema interattivo, dove la colonna sonora midi rielabora la melodia del brano. È un salto logico che trasforma il semplice ascolto in un’esperienza immersiva, quasi a voler dimostrare che il personaggio di TonyPitony (quel siciliano che si nasconde dietro la maschera di Elvis per “proteggersi dalle rotture”) non vive solo nei featuring o nei palchi dei club.
Mentre il tour europeo “Teletony” archiviava 23 date sold out e numeri da capogiro (oltre 25 mila biglietti), l’artista dimostra di non volersi fermare alla musica. “L’ammor” non è un semplice singolo estivo; è il tassello di una macchina da guerra culturale che mischia performance art, meme e riferimenti pop alti (da Andy Kaufman a Elio). La scelta di Tommy Cash, d’altronde, non è casuale: l’estone è un maestro nel creare cortocircuiti comunicativi, capace di farsi odiare e amare nella stessa misura. La loro unione, sancita da quel “matrimonio” fittizio, restituisce un prodotto che sa di scandalo calcolato ma che, curiosamente, suona autentico nella sua volgarità poetica.
Un testo che non chiede scusa
Analizzando il testo, emerge una struttura volutamente elementare. Tony canta “Cos’è l’amore? Quando il sangue pompa nella…”, lasciando intendere una risposta fisiologica che cancella ogni alone romantico. Dall’altra parte, Tommy risponde con un elenco di parole – “contanti”, “diamanti”, “caramella” – che sembrano uscite da un manuale di italiano per turisti, ma che nella loro giustapposizione creano un effetto straniante. Il brano non procede per strofe e ritornelli classici, ma per accumulo: immagini che si sovrappongono, lingue che si mescolano (inglese, italiano, dialetto), fino a esplodere in un “Io non lo so” che diventa il vero mantra dell’opera.
Questa resa intellettuale, questa ammissione di impotenza di fronte al sentimento, è forse la mossa più intelligente dell’operazione. TonyPitony, che non ha mai rivelato la sua identità e che ha fatto del mistero la sua arma, qui si spoglia di ogni velleità da cantautore. Non cè morale, non cè insegnamento. C’è solo il ritmo, quello dance prodotto da Andrea Blanco, e la consapevolezza che l’amore – o “l’ammor” – è un enigma che forse è meglio non risolvere, ma solo ballare.




