Netanyahu accusa Mamdani di odio contro gli ebrei a New York

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Netanyahu accusa Mamdani di alimentare l'odio contro gli ebrei newyorchesi dopo le dichiarazioni del sindaco di New York sulla possibilità di applicare un mandato della Corte penale internazionale nei confronti del premier israeliano. In un'intervista a Fox News, Benjamin Netanyahu ha risposto alle parole di Zohran Mamdani, che aveva affermato che, pur non avendo la città l'autorità per eseguire un mandato della Cpi, Netanyahu sarebbe comunque una persona non gradita a New York. Il primo ministro israeliano ha definito false le accuse della Corte penale internazionale e ha sostenuto che le contestazioni nei suoi confronti siano state avanzate dal procuratore Karim Khan.

Lo scontro tra Netanyahu e Mamdani riguarda soprattutto il tema dei mandati della Corte penale internazionale e il loro eventuale rispetto da parte delle autorità locali. Durante una conferenza stampa a Manhattan, Mamdani ha spiegato che il suo interesse nell'eseguire un mandato non sarebbe legato in modo specifico a Benjamin Netanyahu, ma a chiunque sia destinatario di un provvedimento per crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Il sindaco di New York ha citato anche il caso di Yahya Sinwar, chiedendo che il principio venga applicato senza distinzione rispetto alle persone coinvolte.

Le accuse tra Netanyahu e Mamdani dopo le dichiarazioni sulla Cpi

Netanyahu ha replicato alle affermazioni del sindaco di New York sostenendo che le sue parole rappresentino un'incitazione all'odio. La posizione del premier israeliano è arrivata dopo che Mamdani aveva dichiarato che Netanyahu dovrebbe essere processato all'Aia e aveva ipotizzato un possibile arresto nel caso di un suo arrivo a New York per l'Assemblea generale dell'Onu prevista a settembre. Il confronto pubblico ha così coinvolto il tema della giurisdizione della Corte penale internazionale e il ruolo delle città rispetto a eventuali mandati emessi dall'organismo.

Nel corso dell'intervista, Netanyahu ha inoltre contestato la validità delle accuse della Cpi nei suoi confronti, collegandole all'azione del procuratore Karim Khan. Secondo quanto riportato nelle dichiarazioni, Khan era stato sospeso dal suo incarico lo scorso anno dopo che era emersa un'accusa di violenza sessuale presentata da un'avvocata all'inizio del 2024. Il premier israeliano ha utilizzato questo elemento nella sua risposta alle contestazioni ricevute, mentre il confronto con Mamdani è rimasto centrato sulle accuse e sui mandati della Corte penale internazionale.

Il caso coinvolge anche il sindaco di Londra

La posizione espressa da Mamdani non è stata l'unica presa di posizione riportata nei confronti di Netanyahu. Anche il sindaco di Londra Sadiq Khan ha dichiarato che farebbe rispettare un mandato d'arresto nei confronti del premier israeliano qualora si recasse nella capitale britannica. In un'intervista a Channel 4 News, Khan ha affermato che chiunque sia accusato di genocidio deve affrontare la giustizia, aggiungendo che collaborerebbe con il Primo Ministro britannico Andy Burnham per far rispettare la legge in caso di arrivo di Netanyahu a Londra.

Le dichiarazioni dei sindaci di New York e Londra hanno aperto un confronto pubblico sul possibile ruolo delle amministrazioni cittadine rispetto alle decisioni della Corte penale internazionale. Da una parte Netanyahu ha respinto le accuse ricevute e ha accusato Mamdani di alimentare l'odio, mentre dall'altra Mamdani ha ribadito che il rispetto dei mandati della Cpi dovrebbe riguardare chiunque sia destinatario di provvedimenti per crimini di guerra e crimini contro l'umanità. La vicenda resta legata alle dichiarazioni dei protagonisti e alle loro diverse posizioni sul rapporto tra giustizia internazionale e autorità locali.

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