Brigitte Bardot, addio all'icona che scolpì la bellezza del Novecento

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La notizia della morte di Brigitte Bardot, spentasi all'alba del 28 dicembre nella sua villa La Madrague a Saint-Tropez, non ha semplicemente segnato la scomparsa di un'attrice novantunenne, bensì ha riacceso, con forza inattesa, il mito di una donna che, attraverso il cinema e le sue scelte di vita, ha forgiato un'idea di femminilità destinata a permanere nell'immaginario collettivo. Al suo fianco, come riferito dal portavoce della fondazione a lei intitolata, era il marito Bernard d'Ormale, presenza costante negli ultimi anni. Il suo lascito, che va ben oltre la pellicola, si misura oggi in un patrimonio stimato in decine di milioni, nella disputa che oppone il figlio alla fondazione riguardo alle ultime volontà, e soprattutto in quell'immagine di libera sensualità che rese il suo nome sinonimo di un'epoca.

Il ricordo romano e lo sguardo del paparazzo

La sua figura, del resto, non fu mai confinabile ai soli set cinematografici, come testimonia il racconto di chi, come il fotografo Rino Barillari, la inseguì nel pieno della Dolce vita romana. "Roma era invasa da personaggi internazionali", ricorda Barillari, descrivendo un periodo in cui Cinecittà produceva a ritmi serrati e la città era un crocevia del mondo. In quel turbine, Brigitte Bardot brillava di luce propria, divenendo uno dei soggetti più ambiti, il cui alone di mistero e scandalo si alimentava anche di episodi drammatici, come il tentato suicidio, che portarono alla sottrazione forzata di rullini fotografici. Quegli scatti, mai visti, rappresentano i frammenti di una cronaca privata che si intrecciava, inestricabilmente, con la sua icona pubblica.

Saint-Tropez, il teatro di una rivoluzione estetica

Se Roma fu una tappa, Saint-Tropez divenne invece la sua scenografia permanente, il luogo che contribuì a trasformare da semplice villaggio di pescatori in capitale della mondanità. Fu lì, tra le spiagge della Costa Azzurra, che Bardot inscenò, con una disinvoltura che sconvolgeva le convenzioni borghesi, la sua personale idea di libertà. I bikini minimalisti, il abbronzato in movimento durante un mambo, le rose lanciate dall'elicottero dal compagno Gunter Sachs: ogni gesto, immortalato dalle macchine fotografiche, si traduceva in una lezione di disobbedienza stilistica. Quell'estetica Riviera chic, fatta di capelli biondo platino e cotonati, di frangia aperta e di un audace kajal nero che delineava lo sardo, insieme alle labbra carnose appena velate di rossetto corallo, divenne un vocabolario universale della seduzione.

L'eredità materiale e il conflitto sulla volontà

Oltre allo stile, resta un'eredità ingente e contesa. La villa di Saint-Tropez, simbolo della sua vita ritirata dagli schermi ma non dai riflettori, è solo una parte di un patrimonio valutato intorno ai sessantaquattro milioni di euro. Su di esso, e sulle ultime volontà dell'icona, si è aperto uno scontro giudiziario tra il figlio e la fondazione da lei stessa creata, un organismo che rappresenta, in un certo senso, la volontà di perpetuare il suo impegno per la causa animalista oltre la sua persona. Questa disputa legale, mentre il mondo ricorda il suo volto, aggiunge un tassello di complessità alla figura di una donna che seppe essere, sempre e comunque, padrona del proprio destino, anche nelle scelte più controverse.

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