Brigitte Bardot, dalla Dolce Vita all'impegno per gli animali: una vita da icona
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La notizia della scomparsa di Brigitte Bardot, spentasi all'età di 91 anni, riporta in superficie una lunga sequenza di immagini indelebili, molte delle quali sviluppate nel cuore dell'Italia. L'annuncio, diffuso dalla stessa Fondazione da lei creata, segna il punto finale di un'esistenza spesa, dopo un ritiro precoce dalle scene, in difesa degli animali. Le sue battaglie, condotte con una passione che molti definirono scomoda, presero forma concreta in gesti eclatanti, come quando, nel 1977, si recò personalmente sulla banchisa per protestare contro la caccia ai cuccioli di foca, un'azione che fece il giro del mondo e che rimane simbolo del suo attivismo. Prima di quel radicale cambio di vita, tuttavia, il suo nome era già sinonimo di una rivoluzione, quella dei costumi degli anni Cinquanta e Sessanta, un'epoca che seppe incarnare come poche altre figure.
L'icona della ribellione e il suo legame con Roma
Nata a Parigi nel 1934, divenne un simbolo globale in pochi anni, grazie a una presenza che mescolava una bellezza naturale a un'aura di sfida. Il ruolo che la lanciò, in "E Dio creò la donna" del 1956, non fu solo il trampolino per una carriera folgorante, ma fissò per il pubblico un archetipo di donna sensuale e libera, un'immagine che la cultura popolare ha continuato a rielaborare. Quel magnetismo la portò spesso in Italia, dove i paparazzi, cacciatori instancabili di celebrità, la braccavano senza tregua. Nell'autunno del 1967, una semplice nota d'agenzia che annunciava il suo arrivo a Roma bastò a scatenare un inseguimento tra i grandi alberghi di via Veneto, dal Plaza all'Excelsior, fino a quando una soffiata non rivelò la sua scelta per l'Hotel d'Inghilterra. Quelle foto in bianco e nero, alcune delle quali un po' "discinte", come si diceva allora, contribuirono a tessere il mito della "B.B.", e molte di esse entrarono a pieno Titolo nell'immaginario collettivo legato alla Dolce Vita.
La storia d'amore con Gigi Rizzi e il riflesso su Piacenza
L'Italia per Brigitte Bardot non fu solo la capitale del cinema e dei flash. Il suo legame con il paese si colorò anche di una celebre relazione sentimentale, quella con il playboy piacentino Gigi Rizzi, esplosa nell'estate del 1968. Tra Saint-Tropez e le piste da ballo più alla moda, la coppia divenne uno dei bersagli preferiti degli obiettivi dei fotografi, che ne immortalavano ogni uscita. Quelle immagini, ritrovate oggi negli archivi alla notizia della sua morte, raccontano un momento preciso della sua vita, quando, all'apice della fama, incarnava un'idea di libertà che andava oltre le convenzioni. La sua figura, in quegli anni, era ormai diventata un riferimento, qualcuno la chiamava "la Bardot", un modo scorretto ma affettuoso per sottolinearne la statura unica, un mito che i nostri nonni seguivano attraverso le pagine dei rotocalchi.
Il silenzio dello schermo e la voce per le cause animaliste
La decisione di abbandonare il cinema, presa quando era ancora una stella di prima grandezza, stupì il mondo. Scelse di dedicare tutte le sue energie a una causa che sentiva più urgente e importante: la difesa degli animali. Fondò la sua organizzazione, della quale è stata presidente fino alla fine, e portò avanti campagne spesso sferzanti e senza compromessi, rivolte sia contro pratiche crudeli che contro interi governi, compreso quello francese. Questo attivismo totale, che non risparmiò critiche neppure al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per le sue politiche ambientali, le valse rispetto ma anche polemiche, delineando il ritratto di una donna che non temeva di essere fuori dal coro. La sua Fondazione, nel dare l'annuncio della morte, ha voluto sottolineare proprio questo: la scelta di rinunciare a una carriera prestigiosa per una missione.




