Il JMedical, la rinascita di Federica Brignone e Flora Tabanelli e quel filo bianco che unisce Torino alle nevi olimpiche di Cortina e Livigno
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Redazione Sport
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C’è un filo sottile, eppure resistente come le lamine degli sci, che annoda il silenzio asettico delle camere di riabilitazione alle urla di gioia esplose sull’Olympia delle Tofane e allo Snowpark di Livigno. È il tragitto, fatto di sacrificio e quotidiana caparbietà, che ha ricondotto Federica Brignone e Flora Tabanelli dalla paura di un fisico che si rompe alla luce abbagliante di una medaglia a cinque cerchi. Il luogo fisico dove questo percorso ha preso forma, dove il dolore si è trasformato in spinta muscolare e la sfiducia in determinazione, porta il nome di JMedical, il centro medico della Juventus situato alla Continassa, a pochi passi dall’Allianz Stadium -1. È qui, tra macchinari all’avanguardia e lo sguardo esperto di duecento specialisti, che le due campionesse azzurre hanno gettato le basi per i loro trionfi, dimostrando come la scienza medica e la volontà umana possano danzare insieme verso un obiettivo comune.
Per Federica Brignone, il legame con il centro torinese è stato particolarmente intenso e profondo. La valdostana, dopo il gravissimo incidente del 3 aprile 2025 durante i Campionati Italiani, una caduta che le era costata la frattura scomposta di tibia e perone e la rottura del legamento crociato, ha scelto Torino come suo buen retiro forzato -8. Ha trascorso oltre cento giorni in quelle stanze, più di tre mesi di terapie, di carichi progressivi, di rieducazione forzata e di piccoli, enormi passi in avanti, affrontando un recupero tanto complesso quanto miracoloso -1. Il suo ginocchio, oggi, porta ancora i segni di quella battaglia, con una placca e sette-otto viti a tenere insieme l’osso, una ferraglia che, come la stessa Brignone ha recentemente raccontato, continua a fare sentire la sua presenza -2. E non è finita: al termine dell’avventura olimpica, la sciatrice farà nuovamente tappa al JMedical per un controllo approfondito, per valutare lo stato della gamba e decidere come e se proseguire la stagione, con la saggezza di chi sa che il, dopo certi traumi, va ascoltato con rispetto -2.
La strada percorsa da Flora Tabanelli, la giovanissima freestyler bolognese, è parallela a quella della sua più celebre collega, pur nelle differenze delle rispettive discipline. Il crociato del ginocchio destro, lesionato a novembre in un allenamento a Stubai, sembrava un ostacolo insormontabile a soli tre mesi dall’appuntamento con la storia -10. Invece, anche per lei, la bussola ha puntato verso Torino. Il lavoro svolto al JMedical, tra palestra e piscina, le ha permesso di rimettersi in piedi in tempi record, di aggregarsi nuovamente alla squadra a inizio anno e di arrivare alle Olimpiadi di casa con la condizione fisica necessaria per competere ad altissimi livelli -3. Il bronzo conquistato nel big air, una specialità che richiede potenza e controllo, è la testimonianza più lampante di un recupero gestito con precisione millimetrica, dove ogni seduta di fisioterapia e ogni esercizio in vasca sono stati calibrati per ricostruire un gesto atletico complesso senza forzare i tempi della natura -1.
Un approdo sicuro per lo sport italiano, da Sinner alle discipline invernali
Il JMedical, in questi anni, ha saputo ritagliarsi un ruolo da protagonista silenzioso nel panorama sportivo nazionale, diventando un punto di riferimento non solo per i calciatori della Juventus, ma per un’ampia platea di campioni di diverse discipline -1. La struttura, con la sua dotazione tecnologica che spazia dai tappeti antigravitazionali alle vasche per l’idrochinesiterapia, offre un contesto ideale per chi deve affrontare il percorso, spesso solitario e doloroso, del rientro da un infortunio. L’approccio è multidisciplinare: medici, fisioterapisti e preparatori lavorano in sinergia per costruire programmi personalizzati, che tengano conto non solo della lesione specifica, ma anche delle esigenze tecniche dello sport praticato. Lo sa bene Jannik Sinner, ormai un habitué del centro, dove si reca periodicamente per effettuare test, valutazioni posturali e piani alimentari, come il recente tagliando prima di partire per il torneo di Doha, per analizzare le cause dei crampi che lo avevano tormentato -1.
La scelta di Brignone e Tabanelli di affidarsi a questo centro non è stata, quindi, casuale. Come spiegato dal dottor Andrea Panzeri, responsabile dell’équipe medica della Federazione, la struttura torinese offriva alla campionessa di sci alpino la tranquillità e la competenza necessarie per un recupero tanto delicato, con professionisti come Federico Bristot e Marco Freschi costantemente al suo fianco -9. La possibilità di concentrare in un unico luogo tutte le competenze, dalla chirurgia ortopedica alla riabilitazione più avanzata, ha rappresentato un valore aggiunto inestimabile. Non è solo una questione di macchinari, ma di un metodo che mette l’atleta al centro, riconoscendo che la guarigione è un processo complesso, fatto di fisico e mente, di progressioni graduali e di obiettivi intermedi. E i risultati, in questa intensa settimana olimpica, hanno dato ragione a questa filosofia, consegnando all’Italia due medaglie nate, in un certo senso, lontano dalla neve, tra i corridoi di un centro medico dove il silenzio è rotto solo dal rumore dei macchinari e dalla forza di volontà di chi rifiuta di arrendersi.




