Flora Tabanelli, bronzo olimpico nel big air a Livigno 102 giorni dopo la lesione al crociato
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Redazione Sport
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C’è un’immagine, tra le tante offerte da questa domenica olimpica allo Snow-Park di Livigno, che restituisce la misura esatta di ciò che è accaduto: Flora Tabanelli, diciotto anni compiuti da poco, aspetta il suo punteggio dopo l’ultimo salto – un 1620 double, quattro rotazioni e mezzo, talmente difficile da fruttarle il miglior parziale di giornata con 94.25 punti – e poi scoppia in un pianto che trattiene dentro i 102 giorni di paura e riabilitazione seguiti a quel 5 novembre 2025, quando in Austria, a Stubai, una caduta in allenamento le lesionò il legamento crociato anteriore del ginocchio destro. Da lì, dalla diagnosi che avrebbe stroncato la stagione di chiunque, è iniziata una corsa contro il tempo che pochi avrebbero scommesso di vedere premiata con una medaglia, e invece Flora è lì, sul terzo gradino del podio, a stringere al collo il primo bronzo olimpico della storia italiana nel freestyle -3-6.
La sua gara, va detto, non è stata una formalità né un contentino per il coraggio mostrato. Nella finalissima disputata sotto una nevicata insistente e raffiche di vento che hanno ritardato la partenza di oltre un’ora, la giovane emiliana del Centro Sportivo Esercito ha dovuto sudarsi ogni centesimo. Dopo le prime due run, la situazione la vedeva quartą, con 174 punti, dietro alla britannica Kirsty Muir che sembrava ormai saldamente insediata sul podio -9. È stato allora, quando serviva il tutto e per tutto, che Tabanelli ha estratto dal suo repertorio quel doppio 1620 che non solo le ha permesso di scavalcare l’avversaria, ma ha rappresentato il momento tecnico più alto dell’intera competizione femminile, una zampata da campionessa mondiale qual è – Titolo vinto nel 2025 in Engadina – che non dimentica il proprio mestiere neppure con un ginocchio tenuto insieme dalla determinazione e da una terapia conservativa seguita al J Medical di Torino, fianco a fianco con Federica Brignone -2-6.
La scelta coraggiosa della terapia conservativa e il supporto del J Medical
Se oggi Flora Tabanelli può sorridere abbracciata alla sua famiglia – il papà Antonio, la mamma Lucia, il fratello Miro (a sua volta freestyler, rimasto escluso dalla finale) e la sorella Irene, presente a Livigno anche con una performance pittorica – il merito è di una decisione presa a freddo nei giorni immediatamente successivi all’infortunio -4. Invece di passare sotto i ferri, operazione che avrebbe significato saltare i Giochi di casa, la diciottenne ha optato per un recupero funzionale, monitorato costantemente dai dottori Andrea Panzeri e Gabriele Thiebat, con l’obiettivo dichiarato di arrivare almeno alla partenza -2. Un azzardo calcolato, certo, ma sostenuto da una forza mentale che in molti, in quei bui giorni di novembre, avevano paragonato a quella di Brignone, reduce anch’essa da un infortunio gravissimo eppure capace di tornare e vincere due ori in questi stessi Giochi -4-7.
Il podio di Livigno: Oldham d'oro, Gu d'argento e l'Italia nella storia
A fare da cornice a questa impresa, una classifica di altissimo livello che certifica il valore del bronzo azzurro. A spuntarla è stata la canadese Megan Oldham, autrice di una prova di forza costante che l'ha portata a totalizzare 180.75 punti, sufficienti per l'oro nonostante un ultimo salto di pura gestione -1-7. Alle sue spalle, la discussa Eileen Gu – statunitense che gareggia per la Cina – ha racimolato un argento con 179 punti, rimontando dopo una seconda run sottotono e confermando il suo status di fuoriclasse assoluta nonostante le polemiche -3-5. E poi Flora, con 178.25 punti, a dimostrazione che lo scarto irrisorio di meno di tre punti dalla vetta non può in alcun modo offuscare la portata epocale di un podio che per l'Italia vale il primo alloro olimpico in una disciplina, il freestyle, che sino a ieri sembrava riservata ad altre scuole -7.
L’abbraccio della famiglia e il futuro del freestyle italiano
Sotto la neve di Livigno, mentre la diciannovenne altoatesina Maria Gasslitter chiudeva nona al suo esordio olimpico nella specialità, a consolidare un vivaio che promette bene, il clan Tabanelli ha vissuto momenti di commozione autentica -3-4. La mamma Lucia, ex sciatrice specialista dei moguls presente ad Albertville e Nagano ma senza mai assaporare il sapore di una medaglia, ha visto sua figlia realizzare ciò che lei aveva soltanto sfiorato. E Flora, intervistata subito dopo la gara, ha parlato di una rimpatriata con gli amici di sempre, quelli del Corno alle Scale con cui ha condiviso i primi sci e le prime cadute, una rete affettiva che l'ha sorretta quando il ginocchio doleva e il dubbio di farcela si faceva largo -4. Una storia, la sua, che restituisce centralità all'atleta prima ancora che alla medaglia, ricordando come a volte, per scrivere pagine memorabili dello sport, serva soprattutto quel misto di incoscienza e determinazione che Flora Tabanelli ha saputo mettere in campo, letteralmente, 102 giorni dopo che tutto sembrava perduto.




