Flora Tabanelli, bronzo olimpico nel freestyle: 102 giorni dopo la lesione al crociato, la medaglia della perseveranza

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non era scontata nemmeno la presenza di Flora Tabanelli sulla rampa di lancio dello SnowPark di Livigno, e invece la diciottenne bolognese — classe 2007 — non solo c’era, ma ha scolpito il suo nome nella storia dello sport italiano. La sua finale nel big air di freestyle, valida per i Giochi di Milano Cortina, si è trasformata in una narrazione di resistenza fisica e mentale, considerando che appena 102 giorni ci separano da quel 5 novembre in cui la diagnosi di lesione al legamento crociato ne aveva messo in forte dubbio la partecipazione alla rassegna a cinque cerchi. Con il tutore di titanio che le stabilizza un ginocchio “rotto”, come lei stessa lo ha definito a caldo, Flora ha sfidato non solo le avversarie ma anche i limiti imposti da un recupero lampo che ha del miracoloso.

La gara, vinta dalla canadese Megan Oldham con 180.75 punti davanti alla superstar cinese Eileen Gu (fermatasi a 179), ha visto l’azzurra chiudere con 178.25 punti, un bottino che profuma di impresa soprattutto per il coraggio mostrato nell’ultima discesa. All’ultimo tentativo, con il podio in bilico, Tabanelli ha azzardato un “double cork 1620”, un trick di difficoltà elevatissima che non aveva mai provato in competizione: quel salto, valutato 94.25, è risultato il punteggio più alto dell’intera finale e le è valso il terzo gradino del podio. Si tratta della prima medaglia olimpica in assoluto per l’Italia in questa disciplina, un tabù sfatato da una ragazza che a novembre, quando molti atleti avrebbero già steso un velo pietoso sulla stagione, ha invece iniziato la sua rincorsa verso il sogno -2-7.

La notte magica del pattinaggio, tra lacrime e punteggi da ricordare

Sempre nella giornata di lunedì 16 febbraio, il pubblico di casa ha regalato emozioni pure anche sul ghiaccio del Forum di Assago, dove Rebecca Ghilardi e Filippo Ambrosini hanno messo in scena un libero di coppia di rara intensità. Sulle note di “Poeta en el mar”, la coppia azzurra ha saputo coniugare la tecnica con una carica interpretativa che ha letteralmente infiammato l’arena, strappando lacrime di commozione agli stessi atleti al termine dell’esercizio. Il punteggio di 191.86 punti rappresenta una prestazione di altissimo profilo per la coppia, brava a trasformare la pressione del pubblico amico in una spinta emotiva che ha esaltato ogni elemento del programma, dalla qualità dei salti alla pulizia delle trottoline, passando per una sintonia artistica che ha conquistato i giudici -4.

Short track, qualificazioni col brivido per Sighel, Previtali e Nadalini

Sulla pista veloce del Palasport di Milano, il turno mattutino delle qualificazioni dei 500 metri maschili di short track ha regalato qualche palpito di troppo, ma alla fine il sorriso è stampato sui volti dei tre azzurri in gara. Pietro Sighel, ormai abituato alle acrobazie, ha replicato la scena già vista in staffetta: urtato a pochi metri dal traguardo dal lettone Berzins, è riuscito a mantenersi in equilibrio sui pattini e ha tagliato il traguardo all’indietro, fermando il cronometro su 40”942, tempo che gli vale il secondo posto e il passaggio del turno. Qualificazione ottenuta, seppur con un pizzico di fortuna, anche per Lorenzo Previtali (40”993) e per Thomas Nadalini (40”921), entrambi secondi nelle rispettive batterie, a dimostrazione di una squadra maschile che, nonostante le insidie del circuito corto, riesce a portare avanti le proprie carte per i turni successivi -8.

L’altra faccia della medaglia: il dolore di Brignone e la rinuncia di Gasslitter

Mentre Tabanelli volava verso il bronzo, non si possono ignorare le ombre che hanno attraversato la giornata azzurra. Federica Brignone, reduce da due ori che hanno scolpito la sua leggenda, ha rilasciato dichiarazioni che fotografano il rovescio della medaglia: “Darei via queste due medaglie per tornare indietro e non infortunarmi”, ha confessato la valdostana, descrivendo una quotidianità fatta di dolore e di una tibia “non più allineata”, a testimonianza di quanto lo sport d’élite, anche quando regala gioie immense, lasci cicatrici profonde -8. E nel freestyle, accanto alla gioia di Flora, c’è l’amaro in bocca per Maria Gasslitter, la cui finale si è chiusa con una caduta che ha spento sul nascere il sogno di una doppietta italiana nella notte di Livigno -7.

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