Europa che passione, la Roma è già aritmetica: ora testa a testa col Milan per la Champions
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Redazione Sport
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Il triplice fischio dello stadio “Ennio Tardini” ha consegnato una verità aritmetica alla vigilia del rush finale, quella per cui la Roma – al netto di qualsiasi altra combinazione – potrà comunque vantare la certezza di calcare un palcoscenico europeo anche nella prossima stagione. La vittoria, sofferta al cardiopalma, per 3-2 in casa del Parma non è servita solo a ricaricare l’ambiente dopo le recenti turbolenze, ma ha regalato ai giallorossi quel famoso “colpo d’ali” necessario per librarsi verso agognati traguardi. Se da un lato il matematico allungo di ben nove punti sulla settima forza del campionato (l’Atalanta, ferma a quota 58 dopo la sconfitta rimediata proprio contro i rossoneri di Stefano Pioli) assicura almeno la partecipazione alla prossima Europa League o alla Conference, dall’altro lo scenario che si apre è decisamente più ambizioso e coinvolge due piazze storiche del calcio italiano.
La notte dei record e dei rimpianti: il Milan si blocca a San Siro
Mentre la squadra di Gian Piero Gasperini festeggiava la rimonta in terra emiliana, a San Siro scoppiava il finimondo. Il Milan, infatti, ha gettato alle ortiche un’occasione d’oro per scappare, venendo brutalmente battuto 3-2 dall’Atalanta di Raffaele Palladino. Una prestazione, quella dei rossoneri, giudicata dalla stampa specializzata al limite dell’“indegna”, visto che la gara è rimasta sostanzialmente in bilico solo nella fase conclusiva del recupero, quando ormai il destino era segnato da un passivo pesante. La sconfitta assume contorni drammatici se letta in ottica classifica: non solo il Diavolo ha spalancato le porte ai rivali capitolini, ma ha anche compromesso quella apparente tranquillità che sembrava regnare in casa Milan solo poche settimane fa, quando l’accesso alla massima competizione europea appariva quasi un atto dovuto se non addirittura riduttivo.
Gasperini esalta il gruppo, Allegri sotto torchio
Le reazioni negli spogliatoi sono state diametralmente opposte. A Parma, Gasperini – che pure ha dovuto gestire l’ennesima ridda di voci sul futuro di Paulo Dybala, apparso ispirato nonostante i mugugni sul suo addio – ha riversato l’anima sulla squadra, elogiando la “motivazione incredibile” di Donyell Malen, l’olandese freddissimo nell’esecuzione del rigore decisivo al 101’, ma anche la capacità di reazione di un gruppo che “col cuore ribalta partite stregate”. Diverso il clima in riva al Ticino, dove il tecnico bianconero (si fa riferimento ad Allegri, saldamente al timone del Milan) si ritrova ora con un quarto posto conquistato con le unghie ma che puzza di rimpianto. L’inerzia, in questo momento, sembra essere tutta dalla parte dei capitolini, galvanizzati da una rimonta che sa di impresa.
I verdetti del regolamento: conti in mano alla Juve, il Como guarda
Le trentaseiesime giornate hanno quindi consegnato un verbo chiaro: Milan e Roma condividono lo stesso tetto di 67 punti, ma proprio in virtù degli scontri diretti (il metro di paragone principe in caso di arrivo a pari merito in Serie A) sarebbero i lombardi a godere del vantaggio attualmente, anche se la classifica avulsa è ancora tutta da scrivere. La Juventus, invece, ringrazia il pari interno e approfitta del passo falso altrui per guadagnare un insperato terzo posto solitario, allungando a +1 sulle due inseguitrici. La situazione, come è facile intuire, è potenzialmente esplosiva soprattutto in chiave Champions League, dal momento che solo chi arriverà tra le prime quattro avrà la certezza di disputare il massimo torneo europeo. E se la matematica dice che servono ancora due giornate per assegnare le ultime poltrone, la politica dei calendari potrebbe riservare colpi di scena, con la Roma che dovrà vedersela contro avversarie ostiche e il Milan chiamato all’obbligo di reagire immediatamente per evitare il tracollo. La zona Europa, insomma, è già cosa fatta, ma la differenza la farà la nobiltà del trofeo.




