Sondaggi politici, il testa a testa che non molla la presa: centrodestra al 45% e centrosinistra al 44,9%

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Secondo l’ultimo monitoraggio realizzato da Emg per “Linea notte”, il programma di approfondimento del Tg3 diretto da Pierluca Terzulli, l’eventuale voto di oggi, 17 aprile, restituirebbe un’immagine di sostanziale paralisi politica. Il centrodestra, sebbene in calo dello 0,2%, si attesterebbe al 45%, un vantaggio talmente esiguo (solo un decimo di punto) nei confronti del centrosinistra, che invece rimane stabile al 44,9%, da far rientrare di fatto il quadro elettorale in una zona grigia di sostanziale equilibrio. Una fotografia, questa, che acquista un rilievo particolare se affiancata ai numeri della supermedia realizzata da YouTrend per l’Agi, la quale, basandosi su un campione più ampio di rilevazioni (dieci sondaggi provenienti da nove istituti diversi), racconta un’ipotetica coalizione di “campo largo” – estesa a Italia Viva e +Europa – capace di scavalcare l’attuale maggioranza, portandosi al 45,4% contro il 44,7% del centrodestra.

L’equilibrio instabile delle coalizioni e il crollo di Forza Italia

Osservando le dinamiche interne ai due schieramenti, emergono tendenze quasi opposte. Da una parte, il Partito Democratico di Elly Schlein è in netta ripresa: se nella rilevazione Emg si ferma al 22,1%, nella media YouTrend sale al 22,4% con un incremento dello 0,4%, rosicchiando lentamente quel divario che la separa dal primo partito del paese. Dall’altra, l’area di governo mostra una voragine interna: se Fratelli d’Italia regge l’urto e, nonostante tutto, si attesta su percentuali solide (27,2% per Emg, 28,1% per YouTrend, con un +0,2%), è il dato degli alleati a suonare come un campanello d’allarme per Palazzo Chigi. Forza Italia, secondo la supermedia Agi/YouTrend, tocca il suo minimo storico da due anni a questa parte, crollando all’8,3% con una perdita secca dello 0,7%. Un tonfo che si contrappone alla leggera risalita della Lega, ora al 7,2% (+0,3%), e che ridisegna i pesi specifici all’interno della compagine governativa.

Roberto Vannacci, l’ago della bilancia fuori dagli schemi

Il dato forse più interessante, e quello che realmente rompe gli schemi tradizionali delle due coalizioni, arriva però dagli spazi esterni. Il partito “Futuro Nazionale” dell’ex generale Roberto Vannacci si conferma una variabile indipendente di grande impatto. Il sondaggio Emg lo colloca al 3,9% (+0,3%), mentre la media YouTrend lo vede stabilmente al 3,5% (+0,2%). Si tratta, in entrambi i casi, di una percentuale più che sufficiente – considerato il margine di manovra infinitesimale tra i due poli – per determinare chi, in caso di elezioni, potrebbe tentare di formare un governo. La sua forza, in questo momento, risiede proprio nella collocazione ambivalente: non è dentro al centrodestra, ma ne sottrae consensi potenziali, risultando decisivo per il sorpasso del “campo largo” nelle medie più recenti. Al contrario, l’altra lista centrista, Azione di Carlo Calenda, appare in leggera flessione (3% secondo YouTrend, -0,1%), arrancando in questa corsa per il ruolo di stampella istituzionale.

L’affluenza e il limbo del Movimento 5 Stelle

A completare il quadro di una domanda politica frammentata contribuisce il dato sull’affluenza, stimata dagli analisti di Emg al 62%, una cifra che certifica la crescente difficoltà dei partiti nel mobilitare le proprie basi elettorali in un contesto di “non campagna elettorale”. E mentre il centrodestra e il centrosinistra si equivalgono, il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte subisce un’erosione continua, seppur lieve (12,8% nella supermedia, -0,1%), scivolando in una posizione defilata che non gli consente più di giocare il ruolo di “terzo polo” antagonista, ma piuttosto quello di comparsa di lusso nel corteo della sinistra. Con questi numeri, e con la sostanziale stabilità delle rilevazioni nelle ultime settimane, il sistema politico italiano appare come un blocco unico con una microfrattura interna: basta un soffio, o il riposizionamento di un singolo punto percentuale di quel 3,9% di Vannacci, per far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra.

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