Sondaggi politici, testa a testa tra centrodestra e centrosinistra. Il voto oggi: rischio pareggio con Vannacci fattore decisivo
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Redazione Interno
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La fotografia scattata dagli istituti demoscopici, a poco più di un anno dalle elezioni politiche del 2027, restituisce l’immagine di un paese spaccato esattamente a metà. Secondo l’ultima rilevazione condotta da Emg per “Linea notte”, il programma del Tg3 diretto da Pierluca Terzulli, il centrodestra, nonostante un lieve arretramento dello 0,2%, si attesta al 45%, un vantaggio talmente esiguo – appena un decimo di punto – da risultare statisticamente irrilevante. Dall’altra parte, il centrosinistra, stabile al 44,9%, dimostra una tenuta sorprendente, considerando le turbolenze delle ultime settimane legate al referendum sulla giustizia. A completare il quadro di un elettorato che appare frenato da una profonda disaffezione, l’affluenza stimata si fermerebbe al 62%, un dato che, se confermato alle urne, segnerebbe un nuovo minimo storico per la partecipazione al voto.
A guardare i numeri dei singoli partiti che compongono la coalizione di governo, emerge un’ulteriore frammentazione. Fratelli d’Italia, pur restando la prima forza politica, si ferma al 27,2%, un dato in contrazione che viene confermato anche da altre rilevazioni. Lo dimostra la seconda media dei sondaggi elaborata dopo il voto referendario, dove il partito della premier cede sei decimi, portandosi al 28,3%. Forza Italia segue all’8,2% (con una flessione di tre decimi nell’altra rilevazione), la Lega all’8% – sebbene in un’altra supermedia cresca lievemente di due decimi – e Noi moderati all’1,6%. Sul versante opposto, il Partito Democratico, con il 22,3% nella media post-referendum, guadagna quattro decimi, riducendo il gap con FdI a meno di sei punti, mentre il Movimento 5 Stelle risale al 12,7%, beneficiando anch’esso di quella spinta che sembra aver premiato le opposizioni.
L’effetto del referendum e la tenuta del campo largo
La consultazione del 22 e 23 marzo ha quindi impresso una scossa al sistema, ma la novità più rilevante, forse, non riguarda tanto i due poli maggiori quanto lo spazio di manovra dei cosiddetti partiti minori. La Supermedia Agi/Youtrend, basata su un campione particolarmente robusto di dieci sondaggi provenienti da nove istituti diversi, lascia intravedere una dinamica destinata a influenzare la partita del 2027 più di ogni altra variabile. Il centrosinistra, infatti, non solo tiene, ma consolida il proprio zoccolo duro, mentre nel centrodestra si registrano movimenti contrastanti: Forza Italia cede, la Lega mostra un timido ma significativo recupero (7,1% in una delle medie). Quel che conta, però, è che i due schieramenti viaggiano appaiati, con oscillazioni minime che non permettono a nessuno dei due di allungare.
I partiti minori, da Vannacci a Futuro Nazionale, pronti a sparigliare
Ed è proprio qui che si gioca la partita vera, quella che potrebbe decidere chi avrà l’incarico di formare il governo tra poco più di un anno. Perché se il testa a testa tra i due blocchi principali è ormai strutturale, il margine di manovra si riduce a quel pugno di elettori che si riconoscono nelle formazioni minori. Da un lato, Azione e Futuro Nazionale – quest’ultimo reduce da un esordio politico che ha già acceso i riflettori – potrebbero raccogliere quei consensi delusi dal bipolarismo asfittico. Dall’altro, la presenza di Roberto Vannacci, con il suo peso specifico all’interno della galassia del centrodestra, rischia di diventare decisiva per spostare anche solo qualche decimale. In una competizione così equilibrata, dove lo scarto è inferiore al punto percentuale, il voto a una lista civetta o a un partito di nicchia non è più un fenomeno marginale, ma un’autentica leva strategica.




