Sondaggi, testa a testa tra centrodestra e campo largo: FdI sale al 28,8%, il Pd arranca al 22,5%

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La fotografia degli umori elettorali, scattata in questi ultimi giorni di aprile, restituisce l’immagine di un paese politicamente appeso a un equilibrio instabile, dove il centrodestra e il cosiddetto “campo largo” procedono ormai a braccetto, separati da distanze minime che nessuna delle due coalizioni riesce a incrementare in maniera decisiva. A dirlo, con il consueto rigore dei numeri, è la supermedia Agi/Youtrend di questa settimana, la quale – dopo le turbolenze registrate nelle rilevazioni delle settimane immediatamente successive al referendum costituzionale – certifica un periodo di assestamento. Gli scostamenti, in altri termini, si sono ridotti quasi a un soffio, confermando alcuni trend ormai consolidati, su tutti quello che vede Fratelli d’Italia stabilizzarsi attorno al 28%, un dato che peraltro coincide con quanto già ottenuto dalla formazione di Giorgia Meloni in occasione delle europee.

FdI allunga ancora, il lieve calo di Forza Italia e la crescita della Lega

Se si passa al dettaglio dei singoli partiti, il quadro si fa ancora più netto, quasi cesellato. Fratelli d’Italia, stando all’ultima rilevazione Only Numbers realizzata da Alessandra Ghisleri per la trasmissione “Porta a Porta” in data 23 aprile 2026, si attesta infatti al 28,8%, mettendo a segno un incremento di un punto e mezzo rispetto al precedente sondaggio del 7 aprile. Un balzo in avanti, il suo, che sembra premiare la linea del governo dopo la scossa delle dimissioni – chieste e ottenute dalla presidente del Consiglio – di alcuni ministri e sottosegretari. Il Partito Democratico, dal canto suo, cresce ma di pochissimo: solo lo 0,2%, che lo porta a un complessivo 22,5%. Una forbice, quella tra i due principali partiti nazionali, che si allarga dunque a oltre sei punti percentuali. Forza Italia, invece, accusa un lieve arretramento, mentre la Lega mostra timidamente i segni di una piccola risalita; segnali questi – va detto – già individuati dagli analisti nelle scorse settimane. E da non trascurare, infine, la conferma di Futuro Nazionale, che veleggia ormai stabilmente sopra la soglia del 3%.

Il centrodestra avanti, il campo largo senza leader regge il confronto

A livello di coalizioni, il centrodestra – quello guidato da Giorgia Meloni – si mantiene ancora in vantaggio, seppur di misura, sul campo largo. Il medesimo sondaggio Ghisleri assegna alla coalizione di governo il 46,5%, in crescita dell’1,4%, mentre il centrosinistra, privo ormai di Azione nel conteggio, si ferma al 45,4% (+0,6%). Un dato, quest’ultimo, che assume un peso particolare se letto alla luce dell’assenza di una leadership definita per l’opposizione: il campo largo, pur non avendo ancora individuato il proprio candidato premier, riesce comunque a reggere il confronto con le destre, restando sostanzialmente in parità. La supermedia, del resto, parla chiaro di una stabilizzazione, quasi che il sistema dei partiti abbia assorbito i contraccolpi delle ultime settimane – il referendum, le scosse giudiziarie interne al governo, le inevitabili fibrillazioni – e si sia riassestato su nuovi equilibri, per quanto ancora fragili.

Conte “vince” le primarie immaginarie, il M5S cresce insieme al Pd

Tra i dati più interessanti, quelli che emergono dalla stessa rilevazione Only Numbers restituiscono anche un’altra tendenza: il Movimento 5 Stelle, insieme al Partito Democratico, è in crescita. Una circostanza che, nell’analisi dei sondaggisti, viene letta come un segnale di tenuta dell’area progressista nonostante l’incognita sul nome del futuro leader della coalizione. Tanto che, in una sorta di primarie virtuali, Giuseppe Conte risulta il candidato più citato e sostenuto, “vincendo” una competizione che però – va sottolineato – esiste solo nei numeri e nelle proiezioni degli istituti demoscopici. Nessun annuncio ufficiale, nessuna data, nessun congresso: solo la fotografia di un gradimento che premia l’ex presidente del Consiglio, mentre il campo largo attende ancora di sciogliere il nodo decisivo. E proprio in questa attesa, forse, risiede la vera partita: perché, se è vero che senza un candidato premier l’opposizione riesce comunque a restare incollata al centrodestra, è altrettanto vero che qualsiasi scossone – in un senso o nell’altro – potrebbe rompere l’equilibrio. Ma questo, ad aprile 2026, resta ancora un problema del futuro.

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