Ambulanze sotto tiro a Gaza, l’Idf ammette: "Le luci d’emergenza erano accese"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le ambulanze della Mezzaluna Rossa palestinese colpite dai militari israeliani nei pressi di Rafah avevano chiaramente attive le luci d’emergenza, contrariamente a quanto inizialmente sostenuto dalle forze armate di Tel Aviv. Lo rivelano i risultati preliminari di un’inchiesta ancora in corso, mentre un video, diffuso nei giorni scorsi, conferma che i soccorritori – alcuni con indosso giubbetti catarifrangenti – furono presi di mira per oltre sei minuti senza alcun preavviso.

A gravare ulteriormente sul quadro è la testimonianza del dottor Ahmad Al-Farra, primario di Pediatria all’ospedale Nasser di Khan Yunis, il quale ha esaminato i corpi dei paramedici ritrovati in una fossa comune il 30 marzo. «Avevano le mani legate», racconta al quotidiano Repubblica, lasciando intendere che si sia trattato di un’esecuzione deliberata. Le sue parole trovano eco nelle registrazioni audio che catturano le ultime preghiere di uno dei soccorritori, consapevole di essere in trappola.

L’episodio, risalente al 23 marzo a Tel al-Sultan, ha visto coinvolto un convoglio di ambulanze diretto verso una zona già devastata dai bombardamenti. Le immagini mostrano chiaramente i veicoli con le sirene in funzione, mentre i colpi partono ininterrottamente. Sebbene l’esercito israeliano avesse inizialmente giustificato l’attacco sostenendo che i mezzi fossero privi di segnalazioni visibili, le prove emerse sembrano contraddire questa versione.

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