Il decreto Cpb rivoluziona il contenzioso tributario: digitalizzazione e nuove regole per il biennio 2025-2026

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Redazione Economia Redazione Economia   -   In un sistema fiscale spesso paralizzato da formalismi e tempi biblici, il decreto correttivo sul Concordato Preventivo Biennale (Cpb), approvato in via definitiva il 4 giugno 2025, segna una svolta. Non solo conferma la proroga della scadenza al 30 settembre – slittando dal tradizionale 31 luglio – ma introduce criteri più flessibili per gli incrementi di reddito, legandoli agli Indicatori di Situazione Economica (Isa). Una mossa che, calibrata sui dati 2025, potrebbe alleggerire l’onere per contribuenti "virtuosi", quelli con un punteggio Isa almeno pari a 8.

La vera novità, però, è l’abbandono definitivo della carta bollata a favore della digitalizzazione integrale. Un cambio di paradigma che, se da un lato riduce il rischio di decadenza per errori formali, dall’altro impone una riconversione tecnologica a professionisti e uffici. Il Fisco, d’altronde, non potrà più aumentare arbitrariamente i redditi dichiarati: i limiti sono ora vincolati agli Isa, con un meccanismo che dovrebbe prevenire contenziosi sterili.

Tra le altre modifiche, spicca la revisione delle regole per la flat tax, sebbene il ravvedimento speciale – strumento caro a chi cerca di sanare errori – resti temporaneamente sospeso. Il provvedimento, insomma, punta a semplificare senza stravolgere: mantiene la struttura del concordato, ma ne affina i dettagli, come la riduzione degli oneri per chi aderisce entro i termini.

Quanto alla cronaca nera tributaria, restano emblematici i casi di aziende travolte da accertamenti pretestuosi, ora meno probabili grazie ai nuovi paletti. Senza dimenticare le inchieste ancora aperte su evasioni miliardarie, dove il digitale – se da un lato facilita i controlli incrociati – dall’altro potrebbe aprire scenari di cyber-frodi. Ma questa è un’altra storia.

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