La nuova Serie 3, o meglio la sua anima elettrica i3, rivoluziona gli interni tra digitalizzazione spinta e materiali sostenibili
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Redazione Economia
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C’è un filo rosso che lega ogni generazione della BMW Serie 3, un’idea di sportività e di equilibrio che dal lontano 1975, quando la prima E21 fece il suo ingresso sulle scene, non ha mai smesso di evolversi. Oggi, con la settima generazione (G20) ancora in produzione, ci si prepara a voltare pagina: l’ottava serie è pronta a debuttare nei prossimi mesi, ma è la sua variante a batteria, battezzata i3, a offrire il primo, chiaro spaccato del futuro. E lo fa concentrandosi su un elemento centrale, l’abitacolo, che segna una cesura netta con il passato.
A guidare questa trasformazione è un approccio che potremmo definire “Neue Klasse” anche nell’architettura interna, mutuato in larga parte dalla già nota iX3. Il quadro strumenti tradizionale scompare, sostituito da una visione periferica che cambia il rapporto tra il guidatore e le informazioni. Il protagonista assoluto è il Panoramic Vision, uno schermo largo e basso posizionato proprio sotto il parabrezza, una sorta di fascia luminosa che proietta i dati essenziali direttamente nel campo visivo, senza distogliere lo sguardo dalla strada. Accanto a questo, domina la scena un display touch centrale dalle dimensioni generose, ben 17,9 pollici, che diventa il centro nevralgico per la gestione dell’infotainment e di tutte le funzionalità di bordo.
Questa rivoluzione digitale, che nella sua essenza richiama la volontà di ridurre al minimo i pulsanti fisici a favore di un’interfaccia pulita e razionale, non sacrifica però la cura per i dettagli. L’arredamento è inedito per una berlina di questo segmento in casa BMW, con un’attenzione particolare verso l’utilizzo di materiali riciclati, una scelta che sottolinea una sensibilità rinnovata senza rinunciare a quella percezione di qualità artigianale che ha sempre contraddistinto il marchio. Anche l’abitabilità ne trae beneficio: l’assenza del tradizionale tunnel centrale, resa possibile dall’architettura specifica del gruppo motopropulsore elettrico, libera spazio e migliora la vivibilità per i passeggeri posteriori, trasformando l’abitacolo in un ambiente più fluido e accogliente.
Rivive, dunque, il nome i3, un’etichetta che tredici anni fa, nel 2013, la casa di Monaco aveva associato a una piccola monovolume urbanistica dalle linee di rottura, un esperimento audace che venne poi dismesso nel 2022 dopo un discreto successo. Quella creatura non c’entra nulla con questa. La i3 del 2026, che debutterà nella configurazione a trazione integrale con una potenza complessiva di 345 kW, rappresenta la massima espressione di come la tradizione delle berline medie venga reinterpretata in chiave elettrica, puntando su una digitalizzazione pervasiva e su soluzioni tecnologiche mature che fino a pochi anni fa sarebbero sembrate fantascienza.
L’addio alla i3 originaria e l’eredità della nuova iX1
Se la nuova i3 segna il punto di svolta, il percorso intrapreso dalla Casa trova un altro tassello fondamentale nei modelli che stanno ridisegnando il segmento dei SUV. L’evoluzione stilistica e tecnologica vista per la berlina è destinata a propagarsi, e l’attesa per il debutto della nuova generazione della iX1 cresce di giorno in giorno, alimentata da indiscrezioni e immagini rubate che circolano tra gli appassionati. Anche in quel caso, il baricentro della trasformazione è lo stesso: un mix di innovazione, design e tecnologia che punta a consolidare la leadership nel settore elettrico, portando la filosofia della Neue Klasse su un fronte altrettanto strategico.
Quella i3 originaria, la monovolume dismessa nel 2022, rimane così un capitolo a sé, un esperimento pionieristico che ha aperto la strada a una nuova consapevolezza. La sua erede, invece, gioca in un campionato completamente diverso, quello delle berline elettriche premium dove il confronto è serrato e la posta in gioco è altissima. Gli interni della nuova arrivata, con il loro schermo panoramico e il grande touch centrale, ne sono la carta d’identità più eloquente: un’architettura che rinnega il superfluo per concentrarsi sull’essenza del rapporto uomo-macchina, portando l’esperienza di guida verso un orizzonte inedito, dove la tecnologia diventa materia prima del comfort.




