La Puglia e il nodo dei dispositivi per diabetici: il trasferimento di un paziente diventa caso
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Redazione Salute
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Daniele Magni, sessantaquattro anni, ha scelto la Puglia per cambiare vita. Trasferitosi dalla Lombardia, si trovava nella condizione di chi pensa di aver lasciato alle spalle la frenesia del Nord per abbracciare un’esistenza più lenta, magari più a misura d’uomo, tra le strade di Ceglie Messapica o dintorni. Quello che l’uomo non si aspettava, una volta arrivato, è di dover mettere in discussione anche il modo con cui convive con la sua malattia: il diabete insulino-dipendente. La sua vicenda, riportata dal Corriere della Sera, mette in luce le conseguenze pratiche di una scelta amministrativa regionale che ha ridefinito l’assistenza tecnologica per centinaia di pazienti. Perché se a Milano poteva contare su un microinfusore per insulina di ultima generazione – quello che definisce una terapia “che gli ha cambiato la vita” – nella sua nuova residenza pugliese quel dispositivo, l’Omnipod, non è più disponibile per le nuove prescrizioni.
Il problema, in apparenza tecnico, affonda le radici nel funzionamento della centrale unica degli acquisti. Da poche settimane le Asl pugliesi possono rifornirsi solo attraverso il nuovo accordo quadro messo a punto da InnovaPuglia, il soggetto aggregatore regionale. Un’operazione dal valore di circa 130 milioni di euro nell’arco di quattro anni -1, pensata per mettere ordine in un settore – quello dei dispositivi per il monitoraggio glicemico e la somministrazione automatica dell’insulina – dove fino ad oggi le singole aziende sanitarie procedevano in ordine sparso. Il meccanismo è semplice nella forma ma complesso nella sostanza: la gara ha stabilito quali strumenti le strutture pubbliche possono acquistare. Il dispositivo Omnipod, che Daniele utilizzava e che negli ultimi mesi era stato adottato anche da circa 450 pazienti pugliesi, non è stato inserito nel lotto corrispondente perché il produttore non ha preso parte alla procedura di evidenza pubblica. Al suo posto, per quella specifica categoria, è stato individuato il Medtrum A8.
L’odissea della continuità terapeutica
La transizione amministrativa si è trasformata in una questione clinica per chi si è trovato a dover gestire la malattia con strumenti diversi. Daniele, racconta, si è recato in farmacia per il consueto rifornimento, scoprendo che la sua ricetta non poteva essere soddisfatta perché il dispositivo indicato non era più in carico. La sua condizione, aggravata dal fatto di essere un nuovo residente senza una storia clinica consolidata con le strutture locali, lo ha posto di fronte a un dilemma: tornare ai vecchi metodi – come l’uso delle penne di insulina – con il rischio di un peggioramento del controllo glicemico, o riportare la residenza in Lombardia pur di mantenere la tecnologia a cui era abituato.
La Regione Puglia, dal canto suo, ha ribadito che non c’è spazio per marce indietro sulla gara. Le deroghe, spiegano, sono possibili solo in casi motivati: il medico specialista deve produrre una relazione dettagliata che dimostri come la nuova apparecchiatura non sia adatta a quel determinato paziente, e che solo il dispositivo escluso possa garantirgli risultati clinici superiori o una qualità della vita migliore. Un iter che richiede tempo e che, di fatto, scarica sulle spalle dei singoli malati e dei loro curanti l’onere di superare un vincolo strutturale. La Asl di Brindisi, dove il caso è esploso con maggiore forza, aveva inizialmente concesso una proroga per chi era già in terapia, ma il via libera definitivo alle nuove forniture ha interrotto quella fase di transizione.
Le ragioni economiche e la questione della sicurezza
Dietro la scelta dei dispositivi, inevitabilmente, ci sono i numeri del bilancio sanitario. Secondo quanto emerso, il costo del prodotto Omnipod sarebbe circa tre volte superiore rispetto a quello del dispositivo aggiudicatario. Una differenza che, in un settore dove la spesa per l’alta tecnologia rischia di andare fuori controllo, rappresenta un elemento decisivo per un’amministrazione che deve garantire la sostenibilità del servizio sanitario regionale. Tuttavia, il confronto non è solo economico. Nelle scorse settimane, la Asl di Brindisi aveva sollevato dubbi anche sulla sicurezza del dispositivo alternativo, spingendo il Dipartimento Salute a chiedere un approfondimento tecnico all’Aress. In quell’occasione, un tavolo di medici prescrittori coordinato dal professor Francesco Giorgino ha concluso che i timori non trovavano riscontro e che i due sistemi – Omnipod 5 e Medtrum A8 – potevano essere considerati sostanzialmente equivalenti.
Una conclusione che, tuttavia, non convince i pazienti. Per loro, parlare di equivalenza tecnica è riduttivo: il dispositivo non è solo un oggetto, ma un’estensione del con cui si impara a convivere giorno e notte, specialmente nei bambini, per i quali la gestione della malattia rappresenta un peso quotidiano immenso. La Regione ha cercato di mediare proponendo un periodo di prova gratuito di due mesi per il nuovo strumento; se l’esito non fosse soddisfacente, si potrebbe interrompere l’utilizzo e valutare una soluzione differente. Una proposta che, al momento, non ha placato la protesta di chi teme di dover rinunciare a un equilibrio faticosamente raggiunto.
Il futuro incerto per quattrocento pazienti
La situazione di Daniele, insomma, è solo la punta di un iceberg che riguarda circa quattrocento malati pugliesi che si erano già affidati al sistema oggi fuori gara. Molti di loro, proprio come il sessantaquattrenne proveniente dal Nord, si trovano ora a dover gestire un’interruzione forzata della continuità terapeutica. La possibilità di richiedere la deroga rimane un’opzione teorica, ma nella pratica il meccanismo amministrativo appare rigido. I medici, dal canto loro, si trovano in una posizione scomoda: devono consigliare ai propri assistiti un cambio di paradigma tecnologico, spesso contro il loro parere, oppure impegnarsi in un percorso burocratico per dimostrare la non adattabilità di un dispositivo che la Regione ha già deciso di adottare come standard.
L’assenza di una soluzione immediata rischia di trasformare questa vicenda in un precedente pericoloso. Se da un lato la centralizzazione degli acquisti è un obiettivo condiviso per razionalizzare la spesa pubblica, dall’altro il caso pugliese evidenzia la difficoltà di conciliare i tempi della burocrazia con i tempi, molto più urgenti, della cura. Per i pazienti coinvolti, il messaggio che passa è che la tecnologia a cui avevano accesso – e che in molti casi, come per Daniele Magni, rappresentava un salto di qualità decisivo – può diventare improvvisamente irraggiungibile per il solo fatto di cambiare regione o di trovarsi dalla parte sbagliata di una delibera.
Meta Description: Trasferitosi in Puglia, un paziente diabetico scopre che il dispositivo salvavita a cui era abituato non è più disponibile. La nuova gara regionale cambia le cure per centinaia di malati.




