L’esilio dorato dell’ex Principe Andrea, i 5 privilegi a cui non intende rinunciare
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La cesura netta voluta da re Carlo all’interno della royal family, materializzatasi nella decisione di privare suo fratello Andrea dei titoli e dei privilegi reali, non ha però del tutto scalfito la ritrosia del duca di York a fare i conti con il proprio passato, un passato che lo lega in modo ormai indissolubile al finanziere Jeffrey Epstein e al tragico epilogo di molte delle sue vittime. Se da un lato Buckingham Palace ha ufficializzato la rimozione del trattamento di Altezza Reale e la perdita della residenza storica, la faraonica villa di trenta stanze nota come Royal Lodge, dall’altro emergono dettagli significativi su come l’ex principe, nonostante l’allontanamento dalla scena pubblica e il trasferimento coatto a Sandringham, continui di fatto a godere di una rete di protezione economica i cui nodi vengono ora al pettine. Una rete che, secondo quanto ricostruito dalla stampa britannica, si regge su un imponente prestito familiare, una sorta di prezzo del silenzio pagato per scongiurare che lo scandalo travolgesse la Corona negli anni del Giubileo di platino della defunta regina. Non si tratta, come è stato precisato, di un regalo, bensì di un debito contratto dallo stesso Andrea per risarcire Virginia Giuffre, l’accusatrice che lo chiamava in causa per abusi sessuali commessi quando lei era ancora minorenne. Un debito che, a distanza di tempo e nonostante i tentativi di ripianarlo attraverso la vendita di uno chalet in Svizzera, risulta essere tuttora in sospeso, con l’ex duca che non avrebbe restituito un solo penny dei milioni ricevuti.
I dodici milioni mai restituiti e il ruolo della defunta sovrana
A fare chiarezza sulla consistenza del prestito e sulle sue fonti è stata un’inchiesta del Sun, secondo cui la somma complessiva versata a Giuffre ammonta a circa dodici milioni di sterline, una cifra ragguardevole che ebbe lo scopo di mettere a tacere le accuse in sede extragiudiziale e che proveniva direttamente dalle casse della famiglia reale. Elisabetta II, stando a queste ricostruzioni, attinse al proprio patrimonio personale per circa sette milioni, mentre altri tre milioni vennero prelevati dall’eredità del principe Filippo, scomparso l’anno precedente. A completare il quadro contribuirono l’allora principe Carlo e altri membri della famiglia, i quali versarono circa un milione e mezzo aggiuntivo. Una fonte interna citata dal tabloid ha sottolineato come il piano di Andrea di ripagare il debito attraverso la cessione di una proprietà a Verbier sia miseramente fallito, gravata com’era da un’ipoteca che ne ha di fatto azzerato il ricavato. La sensazione, a palazzo, è che quei soldi siano da considerare perduti e che il fratello del sovrano difficilmente onorerà mai un impegno che la stessa fonte definisce come il prezzo pagato per comprare il silenzio di Giuffre, negandole al contempo la possibilità di portare le sue accuse davanti a un giudice.
Il Lolita Express e gli approdi londinesi dell’aereo di Epstein
Mentre la royal family tenta di proiettare un’immagine di rinnovato impegno sociale e benefico, con iniziative che vedono in prima linea il principe William e Kate, la duchessa di Cambridge, ma anche la regina Camilla e persino Harry e Meghan dall’America, la lunga ombra del caso Epstein continua ad allungarsi su Andrea. Non usa mezzi termini l’ex premier britannico Gordon Brown, il quale ha definito quanto emerso come di gran lunga lo scandalo più grave, riferendosi in particolare ai circa novanta voli del jet privato di Epstein, il tristemente noto Lolita Express, che sarebbero atterrati nel Regno Unito portando con sé un carico di giovani donne reclutate in ogni parte del mondo. Una rivelazione, quest’ultima, che riaccende i riflettori su un sodalizio tutt’altro che episodico e che ha portato a una nuova pressione su Scotland Yard affinché apra un’inchiesta penale a carico dell’ex principe per traffico sessuale. L’accusa, pesantissima, è quella di aver introdotto a Buckingham Palace alcune di queste donne, aggirando i normali controlli di sicurezza e utilizzando persino un nome in codice, quello di Mrs Windsor, per garantirne l’accesso. Una prassi, quella delle visite non autorizzate, che sarebbe avvenuta anche in assenza della sovrana, come nel caso di una cena privata a cui parteciparono una modella rumena e una russa mentre Elisabetta soggiornava a Balmoral.
Le email imbarazzanti e le informazioni riservate condivise col pedofilo
A rendere il quadro ancor più intricato e imbarazzante per le istituzioni britanniche contribuiscono le email finite nei fascicoli desecretati negli Stati Uniti, dalle quali emerge non solo la natura degli incontri, ma anche lo scambio di informazioni confidenziali. Una corrispondenza del 2010, quando Epstein era già stato condannato per reati sessuali su minori, mostra come l’ex principe avrebbe inoltrato al finanziere dettagli riservati su alcune missioni commerciali in Asia, compiti che Andrea svolgeva all’epoca in qualità di inviato speciale del governo. Documenti che riguardavano visite a Singapore, Hong Kong e Vietnam, ma anche opportunità di investimento in Afghanistan, vennero trasmessi con una leggerezza che oggi appare a dir poco sconcertante, tanto da spingere il gruppo antimonarchico Republic a sporgere denuncia per sospetta cattiva condotta in ufficio pubblico e violazione dell’Official Secrets Act. L’istruttoria, attualmente al vaglio della Procura della Corona, potrebbe portare a un interrogatorio formale di Andrea, aggravando ulteriormente una posizione personale che re Carlo ha cercato di isolare con il taglio dei titoli ma che, inevitabilmente, finisce per riverberarsi sull’intera istituzione monarchica, messa a dura prova da rivelazioni che toccano il cuore stesso dell’establishment transatlantico.




