Piazza Affari chiude sui record, effetto SpaceX e Saipem trascinano il listino
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Redazione Economia
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Non c’è stata traccia, in questo giovedì 11 giugno, della cautela che aveva caratterizzato l’avvio di settimana. Le Borse occidentali hanno tentato un rimbalzo deciso – a partire da Wall Street fino ad arrivare all’Europa – e Piazza Affari non ha fatto eccezione, archiviando la seduta con un progresso dello 0,95% che l’ha portata a toccare nuovi record a quota 50.500 punti.
A fare da traino, spingendo il listino milanese al fianco delle altre piazze del Vecchio Continente, è stato principalmente il settore tecnologico: un entusiasmo contagioso, quello legato all’attesissimo debutto di SpaceX, che ha messo in secondo piano persino le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran, almeno per quanto riguarda l’orientamento degli investitori nella giornata odierna.
L’effetto Musk e la reazione del comparto energetico
Sebbene il presidente Trump abbia minacciato di colpire “molto duramente” l’Iran già a partire da questa notte – un annuncio che a tratti aveva frenato gli indici durante le contrattazioni – i mercati hanno scelto di guardare oltre, concentrandosi sull’operazione record dell’azienda di Musk. In attesa del debutto ufficiale, il comparto tech ha reagito positivamente al flop dei giorni scorsi, e in Italia la ripresa è stata trainata da Stm, che ha messo a segno un rimbalzo tecnico significativo, e da Avio, quest’ultima sostenuta dalle aspettative generate dal momento favorevole per l’aerospazio.
Parallelamente, anche il settore energetico ha dato il proprio contributo alla corsa del Ftse Mib, grazie a una performance brillante di Saipem, aggiudicataria di una commessa di rilevanti dimensioni in Arabia Saudita.
La mossa della Bce tra inflazione e crescita
La giornata non era però priva di appuntamenti istituzionali di primo piano, a cominciare dalla riunione della Banca Centrale Europea. Come ampiamente scontato dagli operatori, l’Eurotower ha proceduto a un nuovo rialzo dei tassi di interesse, pari a 25 punti base: una stretta monetaria che non ha però scosso più di tanto i listini, i quali hanno invece dovuto metabolizzare le nuove stime macroeconomiche.
Francoforte ha infatti rivisto al ribasso le previsioni sul Pil dell’area euro, segnalando un impatto più pronunciato del conflitto mediorientale sulle materie prime, mentre ha contestualmente alzato le stime sull’inflazione – salita al 3,2% a maggio – spinta principalmente dal caro energia. Di fatto, la Bce si trova a dover navigare a vista in un contesto di elevata incertezza, cercando di bilanciare la necessità di raffreddare i prezzi con il rischio di deprimere ulteriormente una crescita già in affanno.
Il petrolio e la tregua congelata tra Usa e Iran
Proprio la volatilità del greggio rimane uno dei fronti caldi, sebbene oggi la materia prima abbia mostrato una certa stabilizzazione. Nonostante le minacce provenienti da Washington e la chiusura virtuale dello Stretto di Hormuz dichiarata dalle autorità iraniane – un passaggio obbligato per le esportazioni petrolifere della regione – il prezzo del barile ha frenato la corsa, trovando un equilibrio al momento precario.
Gli analisti suggeriscono che, nonostante le tensioni, i flussi commerciali non si siano interrotti del tutto, e questo ha evitato un’impennata incontrollata del costo energetico. A chiudere il quadro di una giornata comunque propensa al rischio, si segnala l’andamento del Bitcoin: la criptovaluta più famosa del mondo ha tentato una lieve ripresa, scambiando tuttavia stabilmente al di sotto della soglia dei 63.000 dollari, lontana dai picchi toccati nelle settimane precedenti.




