Piazza Affari chiude in rosso ma regge meglio delle altre Borse europee: tonfo Stellantis, corsa Eni e Saipem

Piazza Affari chiude in rosso ma regge meglio delle altre Borse europee: tonfo Stellantis, corsa Eni e Saipem
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Redazione Economia Redazione Economia   -   Giornata di forti vendite sui mercati azionari europei, con Piazza Affari che ha subito una flessione consistente ma è comunque riuscita a contenere il ribasso meglio rispetto agli altri listini del Vecchio Continente. L'indice Ftse Mib, il paniere principale che raccoglie le maggiori blue chip italiane, ha chiuso le contrattazioni in calo dell'1,22%, attestandosi a 51.817 punti.

Una performance che, seppur negativa, si distingue per la capacità di limitare i danni in una giornata segnata da un nuovo fronte di tensione geopolitica apertosi tra Stati Uniti e Iran, elemento che ha scosso gli umori degli investitori da Francoforte a Londra e Parigi.

Il peso delle tensioni geopolitiche e l'andamento dei mercati

I listini del Vecchio Continente hanno viaggiato tutti in territorio negativo, risentendo dell'escalation verbale tra Washington e Teheran che ha riacceso i timori per una possibile instabilità nella regione mediorientale. In questo contesto, Piazza Affari ha mostrato una certa resilienza, limitando le perdite rispetto a piazze come Francoforte, Londra e Parigi, che hanno registrato ribassi più marcati. A Wall Street, intanto, lo S&P-500 si è mosso in modesto ribasso, evidenziando un decremento dello 0,47% a conferma di un sentimento prudente che ha interessato tutti i mercati globali.

L'euro nei confronti del dollaro USA non ha subito variazioni significative, scambiando sostanzialmente sui livelli della vigilia a 1,141, con una flessione marginale dello 0,05% che non ha inciso sulle dinamiche di cambio.

Il crollo dell'oro e il rally del petrolio

Il movimento più eclatante della giornata è stato registrato sul fronte delle materie prime, con due asset che hanno viaggiato in direzioni opposte. L'oro ha subito un vero e proprio crollo, perdendo l'1,64% e scendendo a 4.039,9 dollari l'oncia, un andamento che ha sorpreso gli analisti in un momento di accresciuta tensione internazionale. Al contrario, il petrolio Light Sweet Crude Oil ha messo a segno una performance straordinaria, balzando in avanti del 7,02% in una seduta che ha premiato i titoli del comparto energetico.

Questo rally del greggio, alimentato dalle preoccupazioni per le possibili ricadute del nuovo scenario geopolitico sulle forniture mondiali di energia, ha trainato al rialzo i titoli petroliferi presenti a Piazza Affari.

Il crollo di Stellantis e la corsa dell'energia

Il listino milanese ha risentito in particolare del peso del comparto automobilistico e del settore bancario. Stellantis ha messo a segno un tonfo, risultando tra le peggiori performance del Ftse Mib e contribuendo in modo significativo al ribasso dell'indice. Anche le banche hanno subito pressioni, con vendite diffuse che hanno interessato i principali istituti di credito. Di segno completamente opposto la performance del comparto energetico: Eni, Saipem e Tenaris hanno brillato, registrando guadagni consistenti e spiccando in un panorama per il resto in rosso.

Lo spread tra il Btp italiano e il Bund tedesco si è attestato a 81,6 punti, un valore che evidenzia una percezione del rischio paese rimasta sostanzialmente sotto controllo nonostante le turbolenze di mercato.

A circa mezz'ora dalla chiusura, l'indice Ftse Mib cedeva l'1,15% scendendo a 51.860 punti, confermando la tendenza ribassista che ha caratterizzato l'intera sessione. La capacità di Piazza Affari di registrare una flessione inferiore rispetto alle altre Borse europee rappresenta un dato significativo, che suggerisce una maggiore solidità del mercato italiano nonostante il contesto internazionale sfavorevole e le difficoltà di alcuni dei suoi settori chiave.

Il balzo del petrolio ha evidentemente offerto un contrappeso alle vendite, sostenendo quei titoli che beneficiano direttamente dell'aumento del prezzo della materia prima.

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