Borse in rosso per la fine della tregua Usa-Iran. Piazza Affari limita i danni, volano Eni e Saipem
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Una pioggia di vendite si è abbattuta sui principali mercati del Vecchio Continente, con gli investitori che hanno reagito con preoccupazione alla brusca fine della tregua tra Stati Uniti e Iran e al conseguente balzo del prezzo del petrolio. Anche Piazza Affari ha subito la pressione degli speculatori, sebbene abbia contenuto le perdite meglio di altre piazze europee, grazie al traino del comparto energetico che ha beneficiato del rialzo delle materie prime.
La seduta, avviata all'insegna del nervosismo, ha visto il listino milanese ridurre al minimo i danni, mentre da Wall Street arrivavano segnali contrastanti ma comunque orientati al ribasso.
La fine della tregua Usa-Iran scatena il caos sui mercati
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato ufficialmente concluso il cessate il fuoco con Teheran, in seguito a un nuovo scambio di attacchi che ha riacceso le polveri in Medio Oriente. Le forze statunitensi hanno condotto raid su obiettivi iraniani, mentre i Guardiani della Rivoluzione hanno risposto colpendo installazioni militari americane nella regione, gettando nuovamente nel caos una zona già martoriata da decenni di conflitti.
A pesare sul sentiment degli operatori è stata anche la revoca della licenza che consentiva all'Iran di esportare il proprio petrolio, una mossa che ha innescato un immediato rialzo dei prezzi dell'oro nero con il Brent che è schizzato oltre i 78 dollari al barile. Le dichiarazioni di Trump, che ha definito gli iraniani "feccia" e ha minacciato di colpire "duramente" durante la notte, hanno alimentato l'incertezza e spinto gli investitori verso asset rifugio come il dollaro, mentre l'oro ha subito una flessione, scambiando intorno ai 4.070 dollari l'oncia.
Wall Street apre in ribasso, attesa per i verbali della Fed
Non sono bastate le chiusure negative di ieri per frenare l'emorragia: Wall Street ha aperto in frazionale ribasso, con il Dow Jones in flessione dell'1,03% e l'S&P-500 che si attestava a 7.461 punti, segnando un calo dello 0,47%. Il comparto tecnologico, già sotto pressione per i timori legati a valutazioni troppo elevate, ha subito ulteriori perdite, mentre il settore energetico ha tentato di tenere botta, traendo vantaggio dall'impennata del greggio.
La cautela degli operatori è stata inoltre dettata dall'attesa per la pubblicazione dei verbali della Federal Reserve, i primi dell'era Warsh, che potrebbero offrire spunti importanti sulle future decisioni in materia di tassi di interesse. Le minute, attese per la serata, saranno scrutate con attenzione per capire se i recenti dati economici e le nuove tensioni geopolitiche influenzeranno la banca centrale americana verso un inasprimento della politica monetaria.
Piazza Affari tiene il colpo, volano Eni e Saipem
Nonostante il clima di avversione al rischio, Piazza Affari ha saputo limitare i danni grazie al peso specifico dei titoli energetici. L'indice milanese, pur viaggiando in territorio negativo con un ribasso dello 0,87%, ha mostrato una tenuta migliore rispetto alle altre borse europee, con il settore oil che ha registrato performance brillanti. Eni ha messo a segno un rialzo del 3,2%, mentre Saipem è volata del 4,11%, trainate dall'esplosione del prezzo del Brent, che ha superato la soglia dei 78 dollari al barile.
Sul fronte opposto, pesanti le perdite di Stellantis, che ha ceduto il 4% in una giornata nera per il settore automobilistico, e le banche, con Unicredit che ha lasciato sul terreno il 2,65% dopo l'annuncio dell'esito dell'offerta pubblica di scambio su Commerzbank, che di fatto sancisce il raggiungimento della maggioranza.
Il petrolio impenna, timori per l'inflazione e le forniture
La rapida escalation del conflitto in Medio Oriente e la minaccia di un nuovo blocco dello Stretto di Hormuz hanno risvegliato gli spettri dell'inflazione, facendo schizzare verso l'alto i rendimenti dei Treasury decennali e alimentando le speculazioni su un possibile rialzo dei tassi da parte della Fed. Il greggio, cuore pulsante dell'economia mondiale, ha reagito con un balzo del 5% per il WTI e del 5,1% per il Brent, toccando i massimi di giornata prima di ritracciare leggermente.
Le preoccupazioni per una contrazione dell'offerta globale e per le ripercussioni sulle catene di approvvigionamento si sono fatte sentire sugli indici azionari, frenando gli entusiasmi e spingendo gli operatori a una prudenza che difficilmente abbandonerà le scrivanie nei prossimi giorni, almeno fino a quando non emergeranno nuovi e chiari segnali di distensione.




