Salvini e l’invettiva in milanese: Parigi convoca l’ambasciatrice italiana
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Redazione Esteri
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Un nuovo e aspro incidente diplomatico tra Italia e Francia si è consumato nelle ultime ore, originato da un’invettiva in dialetto milanese pronunciata da Matteo Salvini. Il vicepremier, commentando l’ipotesi – peraltro non nuova e sempre smentita da molti alleati – di un possibile invio di truppe occidentali in Ucraina avanzata dal presidente Emmanuel Macron, ha esortato quest’ultimo, in tono sprezzante, ad «andarsene» e a recarsi personalmente al fronte. «A Milano si dice “Taches al tram”», ha dichiarato Salvini a margine di un sopralluogo a Milano, aggiungendo poi: «Vacci tu, se vuoi. Ti metti il caschetto, il giubbetto, il fucile e vai in Ucraina».
La reazione di Parigi, che non ha tollerato quelle che ha definito «commenti inaccettabili» verso il capo di Stato, è stata immediata e formale. Il Quai d’Orsay, il ministero degli Esteri francese, ha infatti convocato l’ambasciatrice italiana a Parigi, Emanuela D’Alessandro, per registrare un formale e fermo disappunto. La convocazione, avvenuta nel tardo pomeriggio di giovedì e confermata da fonti italiane, segna un’ulteriore e pericolosa frizione tra i due paesi, già divisi su numerosi dossier internazionali.
L’episodio, al di là della coloritura dialettale che non ne smorza la carica polemica, rischia di aprire una crepa significativa nel rapporto bilaterale, tradizionalmente complesso e a tratti burrascoso. Le parole del leader leghista, che ricopre un ruolo di governo, hanno infatti un peso istituzionale che va ben al di là della stoccata personale, toccando il delicatissimo nervo scoperto della gestione comune del conflitto ucraino.




