Nevica dal Gargano ai monti Dauni: le strade imbiancate e i sindaci in campo
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Redazione Interno
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Una coltre bianca, caduta con insistenza per gran parte del pomeriggio di mercoledì, ha ricoperto i crinali più alti della provincia di Foggia, trasformando il paesaggio e mettendo alla prova la viabilità di quel settore dell’Appennino. I primi fiocchi, annunciati da un bollettino di allerta della Protezione civile regionale, hanno fatto la loro comparsa attorno ai seicento metri di quota, per poi intensificarsi e scendere ulteriormente, imbiancando con un manto via via più spesso i centri montani. A Celle di San Vito, il comune più piccolo della regione, come ad Anzano di Puglia e ad Accadia, la neve è arrivata puntuale, costringendo molti a guardare dalle finestre una scena che, seppur non eccezionale, porta sempre con sé una certa dose di preoccupazione.
Le misure per la viabilità e l'allerta della protezione civile
Proprio per scongiurare i pericoli legati al ghiaccio e all’accumulo, i mezzi spargisale e le spalaneve sono stati prontamente messi in azione dai comuni interessati, in un'operazione coordinata che ha visto i primi cittadini emanare raccomandazioni alla popolazione, invitando alla massima prudenza se non alla totale astensione dagli spostamenti non necessari. L’allerta, di colore giallo, non riguardava soltanto il rischio neve ma anche quello idrogeologico, estendendosi a gran parte della Capitanata: il Gargano, il Tavoliere e i bacini dei fiumi Candelaro e Cervaro, senza dimenticare la zona del Basso Ofanto, erano infatti compresi nell’avviso diramato dall’autorità regionale, che prevedeva precipitazioni sparse, talvolta anche a carattere di temporale.
La neve scende di quota e la situazione nei comuni più alti
Mentre la perturbazione, caratterizzata da un deciso abbassamento delle temperature, proseguiva la sua corsa, la quota neve è scesa ulteriormente, toccando localmente anche i quattrocento metri sui settori settentrionali, un fenomeno che ha allargato l’area potenzialmente interessata. A Faeto, che con i suoi ottocentosessanta metri svetta sugli altri centri, l’accumulo al suolo è stato più consistente, creando quelle postcard invernali che, se da un lato affascinano, dall’altro impegnano i servizi tecnici comunali in un lavoro incessante per tenere aperte le strade principali e garantire i collegamenti essenziali. Qualche fiocco, seppur più rado, è stato segnalato persino a Motta Montecorvino, a testimonianza di un evento meteorologico diffuso e persistente.
La doppia criticità meteo e il monitoraggio continuo
La peculiarità della situazione, che gli esperti stavano monitorando ormai da giorni, risiedeva proprio nella concomitanza di due diversi fattori di rischio: le precipitazioni nevose, con il loro carico di criticità per la circolazione e i servizi, e il possibile aggravarsi del dissesto idrogeologico in aree già fragili. La Protezione civile, il cui avviso era valido per venti ore a partire dalla mezzanotte del sette gennaio, aveva infatti segnalato quantitativi cumulati di pioggia da deboli a moderati su tutto il territorio, una circostanza che, unita al gelo, poteva rendere ancor più complessa la gestione dell’emergenza. Nei comuni colpiti, molti dei quali si trovano nel Sub-Appennino Dauno, la preoccupazione principale restava quella di evitare l’isolamento delle frazioni più periferiche e delle case coloniche, spesso raggiunte da strade secondarie e sterrate.




