Khamenei jr non è in Iran? La Guida Suprema sfida Trump e i raid americani infiammano il Golfo
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Redazione Esteri
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La tensione tra Washington e Teheran si è trasformata in uno scontro diretto nelle acque dello Stretto di Hormuz, mentre il mistero sulla sorte della Guida Suprema iraniana si infittisce. In un contesto ormai apertamente bellico, le forze armate statunitensi hanno aperto il fuoco contro una petroliera che tentava di forzare il blocco navale imposto ai porti iraniani, neutralizzando l'imbarcazione dopo ripetuti tentativi di eludere il controllo.
Secondo quanto riferito dai media americani, che citano il Comando centrale militare degli Usa (Centcom), l'equipaggio della nave aveva già provato a superare il blocco almeno quattro volte in precedenza, ma l'operazione di oggi ha messo fine alla sua rotta verso la Repubblica Islamica.
La risposta di Teheran non si è fatta attendere, seppur con toni e modalità che lasciano intendere una situazione di grande caos operativo.
La Marina dei Guardiani della Rivoluzione ha infatti comunicato che due navi, le quali cercavano di lasciare lo Stretto di Hormuz attraverso quella che è stata definita una 'rotta non sicura', sono state coinvolte in alcuni 'incidenti' e sono state fermate; altre due imbarcazioni, invece, si sarebbero rifiutate di proseguire lungo quel percorso, disattivando i sistemi di navigazione e ignorando gli avvertimenti ricevuti. Si tratta di episodi che confermano come la tregua, ormai, sia definitivamente tramontata e come ogni movimento nel Golfo venga monitorato e contrastato con la massima durezza.
Il messaggio di sfida di Khamenei e il mistero sulla sua posizione
In questo scenario di fuoco, la voce della Guida Suprema Ali Khamenei si è levata minacciosa attraverso i media statali iraniani, che hanno diffuso su X un messaggio attribuito al leader: "L'Iran e i suoi alleati hanno in serbo per gli Usa lezioni indimenticabili". Un'affermazione che suona come una sfida diretta al presidente americano Donald Trump, il quale, ormai da più di un anno alla guida degli Stati Uniti per il suo secondo mandato, ha scelto la linea della massima pressione militare ed economica.
Tuttavia, mentre le parole di Khamenei cercano di galvanizzare il fronte interno e internazionale, la sua presenza fisica diventa un enigma sempre più difficile da decifrare. Se già in tempo di pace il novantenne leader era solito mantenere un profilo estremamente basso e apparire in pubblico con parsimonia, ora che soffiano venti di guerra sembra essere semplicemente introvabile.
La questione della sua ubicazione sta alimentando le speculazioni negli ambienti diplomatici e dei servizi di intelligence internazionali, e l'ipotesi che si sia allontanato dall'Iran prende sempre più piede. L'ultima soffiata, per quanto al momento non confermata da fonti ufficiali, proviene da una fonte di sicurezza israeliana ed è stata ripresa dall'emittente saudita al-Hadath, la quale sostiene senza mezzi termini che Mojtaba Khamenei, figlio e possibile successore della Guida Suprema, "non si trova in Iran".
L'eventualità che il leader della Repubblica Islamica, o almeno il suo erede designato, abbia lasciato il Paese in un momento così critico rappresenterebbe un colpo al cuore del regime e getterebbe ombre sulla stabilità del comando, in un frangente in cui il Paese è sotto attacco diretto e la popolazione è chiamata a resistere.
Le implicazioni militari e strategiche nel Golfo
L'azione della marina statunitense contro la petroliera, che rappresenta un'escalation significativa rispetto ai precedenti scontri verbali e alle sanzioni, ha trasformato lo Stretto di Hormuz in un poligono di tiro ad alto rischio. La decisione di aprire il fuoco per impedire il passaggio di una nave commerciale viola di fatto le consuetudini marittime internazionali, ma rientra nella logica del blocco totale decretato da Washington per soffocare le esportazioni di greggio iraniano.
Dal canto loro, i Guardiani della Rivoluzione hanno dimostrato di non essere intenzionati a cedere terreno, anche se le loro comunicazioni riguardo agli 'incidenti' e ai rifiuti di proseguire lasciano intravedere una certa disorganizzazione o, forse, una tattica di delegittimazione delle forze nemiche. Resta il fatto che il controllo dello Stretto, un passaggio cruciale per il commercio energetico mondiale, è ora al centro di una partita a scacchi dove ogni mossa può scatenare reazioni imprevedibili.
Questo intreccio di eventi bellici e di misteri sulle sorti della leadership iraniana rende il quadro internazionale estremamente fluido e pericoloso. Mentre Israele, attraverso i suoi canali informali, alimenta il dubbio sulla presenza di Khamenei in patria, indebolendo l'immagine di compattezza del regime, gli Stati Uniti proseguono nella loro azione di forza.
La petroliera neutralizzata e le navi fermate sono il segnale che per l'amministrazione Trump la partita si gioca sul campo, con l'obiettivo dichiarato di ridurre al minimo la capacità di Teheran di muovere risorse e, chissà, forse di costringere la leadership a scelte estreme. In questo clima, l'assenza di una guida visibile e presente rischia di paralizzare il processo decisionale iraniano, lasciando spazio solo alla reazione istintiva dei corpi militari sul territorio.
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