Strage di Brandizzo, la rabbia dei familiari e la nuova inchiesta che coinvolge l'ad di Fs Strisciuglio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A pochi giorni dal terzo anniversario della strage ferroviaria di Brandizzo, la tensione attorno ai sistemi di sicurezza di Rete Ferroviaria Italiana torna a farsi altissima, alimentata da un nuovo, scottante capitolo giudiziario destinato a riaprire le ferite di un lutto mai elaborato.

La Procura di Ivrea, guidata dalla procuratrice Gabriella Viglione e con i pm Valentina Bossi e Giulia Nicodemi, ha infatti aperto un nuovo fascicolo che vede indagate dodici persone, tra funzionari e dirigenti di Rfi, per la mancata ottemperanza alle prescrizioni sulla sicurezza emanate dallo Spresal dell'Asl a seguito della tragedia del 30 agosto 2023, quando cinque operai della Sigifer persero la vita travolti da un treno in transito.

La notizia, riportata da diversi organi di stampa tra cui Repubblica, ha gettato nuovamente nello sconforto e nella rabbia i parenti delle vittime, che vedono nei vertici aziendali e nelle istituzioni una persistente, inaccettabile mancanza di rispetto per i loro cari e per la verità processuale.

Il nuovo filone d'inchiesta e i vertici Rfi

Secondo quanto emerso, il nuovo fascicolo della procura eporediese non riguarda più solo le responsabilità dirette della strage, ma si concentra sulla presunta inerzia di Rfi nel recepire e attuare le prescrizioni impartite dagli ispettori dello Spresal per colmare le gravi lacune nella sicurezza dei lavori sui binari.

Gli accertamenti, che hanno portato a un esposto da parte dell'Asl, contestano una "generale carenza nella pianificazione della sicurezza dei lavori", una "rete di controlli insufficiente" e una "tolleranza interessata" da parte della società, in cui le mancanze sistemiche avrebbero indebolito un apparato già fragile e soggetto alle pressioni delle esigenze commerciali. Il nome che campeggia tra i dodici indagati è quello di Gianpiero Strisciuglio, amministratore delegato di Rfi fino al marzo 2025 e da appena un mese alla guida del gruppo Ferrovie dello Stato, subentrato a Stefano Donnarumma.

La sua posizione, già compromessa dalle accuse di omicidio colposo in cooperazione e disastro ferroviario colposo per la strage, si complica ulteriormente con questa nuova contestazione, legata alla mancata revisione dei protocolli di sicurezza e del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) nei tempi e nei modi stabiliti dallo Spresal.

"Bell'esempio che dà lo Stato": lo sfogo dei familiari

La decisione della procura di allargare il fronte dell'inchiesta è stata accolta con un misto di amarezza e sdegno dai familiari delle cinque vittime, che vedono nella promozione di Strisciuglio al vertice del gruppo Fs un ulteriore, doloroso affronto. Lidia Orastella, madre di Giuseppe Aversa, non ha usato mezzi termini, dichiarando a Repubblica: «Bell’esempio che dà lo Stato. Meno male che, nei giorni successivi all’incidente, il ministro dei Trasporti aveva detto che avrebbero fatto luce sulla vicenda in sei mesi.

Ora cosa fanno? Rimettono ai vertici quelli che all’epoca era amministratore delegato di Rfi, quindi è responsabile della morte dei nostri figli». Massimo Laganà, padre del giovanissimo Kevin, la vittima più giovane della strage, ha aggiunto con profonda amarezza: «Ormai non mi scandalizzo più di nulla. Vivo all’ergastolo da tre anni, in cui non abbiamo neanche ottenuto la data della prima udienza, se non ora.

Intanto Sigifer, l’azienda di mio figlio e dei suoi colleghi, continua a lavorare con un altro nome: questa è l’Italia, non cambia mai nulla neanche dopo 5 morti, visto che gli indagati sono sempre lì». Il dolore, l'incredulità e la sfiducia nelle istituzioni sono sentimenti condivisi da tutti i parenti, che si sentono traditi da uno Stato che, a loro dire, non solo non ha garantito giustizia, ma sembra addirittura premiare chi, a vario titolo, è chiamato a rispondere del disastro.

«Non ci hanno dato neanche un euro di risarcimento – ha proseguito la Orastella – ma tanto non cambierebbe niente, tanto mio figlio non torna più indietro». Anche Rosalba Faraci, madre di Michael Zanera, ha espresso tutto il suo sconforto, raccontando di vivere con l’ossigeno e di aver subito un’operazione al cuore da quel tragico giorno, un dolore fisico che si aggiunge a quello morale per l'evolversi della vicenda giudiziaria.

Le reazioni della politica e le contestazioni di Rfi

Le pesanti dichiarazioni dei familiari hanno trovato eco anche nel mondo politico, con esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra che hanno attaccato duramente la nomina di Strisciuglio, definendola «un premio» a chi è sotto processo e una mancanza di rispetto verso le vittime e i loro cari. «È senza pudore nominare al vertice di Ferrovie dello Stato, e dunque di fatto premiare, chi è sotto processo per il disastro di Brandizzo.

Se questo è il messaggio che il Governo e FS vogliono mandare, è chiarissimo: per loro i profitti e le poltrone vengono prima della vita delle persone», hanno dichiarato il deputato Marco Grimaldi e le consigliere regionali Alice Ravinale e Valentina Cera. Dal canto suo, Rfi ha replicato alle contestazioni, sostenendo di aver fornito un «puntuale e formale riscontro» alle richieste dello Spresal e di aver illustrato dettagliatamente la propria posizione, ribadendo la massima collaborazione con le autorità inquirenti.

La società ha anche specificato che, rispetto al nuovo filone d'inchiesta, non risultano ulteriori contestazioni rispetto a quelle già formalmente notificate dalla magistratura per il disastro. In attesa del processo che inizierà il 30 settembre presso il Tribunale di Ivrea, con 21 imputati tra persone fisiche e giuridiche, il clima resta teso e carico di aspettative, con i familiari che chiedono con forza che non si ripeta quanto accaduto e che le responsabilità vengano finalmente accertate e sanzionate.

«Per me e per la mia famiglia non è stato un incidente, è stato un omicidio», ha dichiarato Antonino Laganà, fratello di Kevin, a Quotidiano Piemontese, riassumendo il sentimento di una comunità che lotta per la verità.

Le parole del fratello di Kevin Laganà, che sulla vicenda ha dichiarato ai giornali: «Doveva aumentare la sicurezza nelle ferrovie e invece non è stato fatto niente dopo la morte di mio fratello e dei suoi quattro compagni di lavoro a Brandizzo», suonano come un monito, mentre la settimana del Lavoro Sicuro, in programma a Brandizzo dal 28 agosto, si preannuncia come un'occasione per non dimenticare e per tenere alta l'attenzione su una vicenda che ha scosso profondamente il paese.

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