Trieste, è ancora in corso la caccia all'evaso dal carcere del Coroneo
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Redazione Interno
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La fuga, che ha dell'incredibile se si considera il luogo da cui è avvenuta, risale al pomeriggio di domenica 14 dicembre, quando Khan Nasir, un cittadino pakistano di trentuno anni, ha approfittato della consueta ora d'aria per mettere in atto un piano semplice e al tempo stesso audace. L'uomo, stando alle prime ricostruzioni, si sarebbe prima nascosto sotto un telone per eludere il controllo durante il rientro in cella, per poi sfruttare i ponteggi approntati per alcuni lavori di ripristino della struttura carceraria. Arrampicatosi con rapidità, ha così scavalcato il muro di cinta che delimita l'istituto penitenziario Ernesto Mari, più noto come carcere del Coroneo, atterrando in un'adiacente area di cantiere che si affaccia direttamente su via Coroneo, perdendosi quindi nelle vie della città.
Il profilo dell'evaso e le indagini del passato
L'identità dell'evaso, su cui convergono tutte le fonti, delinea un profitto giudiziario di una certa gravità. Khan Nasir, il cui nome risulta agli atti di una precedente e significativa operazione di polizia, era detenuto in attesa di giudizio per reati connessi al traffico di sostanze stupefacenti. La sua storia con la giustizia italiana, per quel che è dato sapere, ha un precedente importante nel 2019, quando fu arrestato a Pordenone nel corso di una vasta operazione coordinata dalla squadra mobile della questura, un'azione mirata a smantellare una rete di spaccio attiva nella zona della destra Tagliamento. In quell'occasione, le indagini portarono al sequestro di diverse tipologie di droga, rinvenute all'interno di autovetture, e all'arresto di altri cinque individui. All'epoca dei fatti, l'uomo risultava residente a Cordenons, un comune in provincia di Pordenone, prima di essere trasferito nel carcere triestino dove si trovava al momento della fuga.
Il dispiegamento delle forze dell'ordine in città
Dal momento in cui la sua assenza è stata notata, è scattato immediatamente un imponente dispositivo di ricerca, che continua senza sosta. Polizia, Carabinieri e Polizia penitenziaria stanno setacciando meticolosamente ogni angolo di Trieste, dal centro storico alle zone periferiche, senza trascurare luoghi simbolo come il Porto Vecchio, area spesso associata a possibili rifugi temporanei, e l'altopiano carsico che circonda la città. La caccia all'uomo, descritta come serrata e minuziosa, mira a delimitare ogni possibile via di fuga e a controllare i luoghi che potrebbero offrire un nascondiglio, considerando che l'evaso è ritenuto pericoloso e con ogni probabilità motivato a non farsi catturare. La Uilpa Polizia Penitenziaria ha peraltro denunciato pubblicamente l'accaduto, sottolineando le criticità che lavori in corso all'interno di un istituto di massima sicurezza possono introdurre.
Le modalità di una evasione dai contorni anomali
Ciò che colpisce della dinamica, al di là dell'epilogo ancora incerto, è la vulnerabilità momentanea di un presidio di sicurezza. La presenza di impalcature per la manutenzione, sebbene necessaria, ha di fatto creato una via di fuga fisica e concreta, una scala involontaria che ha condotto fuori dalle mura. L'aver evitato la riconsegna alle celle nascondendosi sotto un telone, un espediente quasi rudimentale, suggerisce una conoscenza delle routine e dei tempi della sorveglianza. Questi elementi, presi insieme, disegnano un quadro operativo che le forze dell'ordine stanno ora analizzando per comprendere ogni falla nel sistema. L'attenzione resta comunque focalizzata sul rintracciamento di Khan Nasir, la cui pericolosità, associata al precedente penale per traffico di droga, giustifica il grande spiegamento di uomini e mezzi che sta tenendo alta la tensione nella città giuliana.




