Conti correnti sotto controllo dall’Agenzia delle Entrate, la sentenza della CEDU cambia le regole del gioco

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   L’attività di monitoraggio fiscale in Italia, un meccanismo che affonda le sue radici nella riforma del 1973 con il D.P.R. n. 600, si avvia verso una fase di profonda trasformazione, dovendo fare i conti con un verdetto della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha sostanzialmente dichiarato illegittimo, per come è stato concepito finora, il sistema di accesso ai conti correnti. Il Piano integrato di attività e organizzazione (Piao) per il triennio 2026-2028, pubblicato dall’Agenzia delle Entrate, aveva fissato obiettivi ambiziosi: 320mila verifiche sostanziali annue da parte del Fisco, a cui si sarebbero aggiunte 75mila azioni della Guardia di Finanza, per un totale di quasi 400mila controlli all’anno -1 -5 -9. Una macchina investigativa che, grazie all’incrocio in tempo reale di oltre 200 banche dati gestite da Sogei e a un utilizzo sempre più raffinato degli Indicatori sintetici di affidabilità (Isa), intendeva individuare movimenti sospetti e redditi non dichiarati partendo proprio dall’analisi dei flussi bancari -1 -9. Eppure, l’architettura normativa che sorregge questo imponente apparato di controlli, ovvero gli articoli 32 del D.P.R. n. 600/1973 e 51 del D.P.R. n. 633/1972, è stata ora posta sotto accusa dalla Corte EDU.

La sentenza depositata l’8 gennaio 2026, nel caso Ferrieri e Bonassisa c. Italia, segna uno spartiacque destinato a ridefinire i poteri istruttori del Fisco -2 -7 -10. I giudici di Strasburgo, chiamati a pronunciarsi sulla vicenda di due contribuenti i cui dati bancari erano stati acquisiti dall’Amministrazione finanziaria, hanno accertato la violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, quello che tutela il diritto al rispetto della vita privata. Non è tanto l’accesso ai conti in sé a essere messo in discussione, hanno chiarito i giudici riallacciandosi alla propria giurisprudenza, quanto l’assenza di una cornice legale sufficientemente precisa e di garanzie procedurali effettive per il cittadino. In pratica, la Corte ha censurato la discrezionalità pressoché illimitata concessa all’Agenzia delle Entrate: le norme italiane, consentendo agli uffici di decidere se e come attivare le indagini finanziarie senza obblighi stringenti, e considerando l’autorizzazione all’accesso come un mero atto endoprocedimentale non motivato e non impugnabile, finiscono per lasciare il contribuente in balia di un potere che può essere esercitato in modo arbitrario -2 -7.

Il nodo delle tutele e l’assenza di un contraddittorio preventivo

Il cuore della pronuncia della Corte EDU risiede nella valutazione dei rimedi a disposizione del contribuente. La possibilità di contestare l’accesso ai propri dati bancari solo in un secondo momento, impugnando l’eventuale avviso di accertamento che da quegli stessi dati trae fondamento, è stata giudicata una tutela tardiva e inadeguata. Si chiede il cittadino, infatti, di difendersi a giochi ormai fatti, quando l’Amministrazione ha già avuto modo di setacciare ogni singola operazione, dai bonifici alle movimentazioni allo sportello, passando per le giacenze medie e i saldi -2 -8. Né il Garante del contribuente, organo privo di poteri decisori vincolanti, è stato ritenuto un rimedio effettivo -6 -7. Quella che emerge dalla sentenza è la fotografia di un sistema in cui l’interesse erariale, pur legittimo e preminente nella lotta all’evasione, ha finora prevalso senza bilanciamenti, violando quel “livello minimo di protezione” a cui ogni individuo ha diritto.

I nuovi parametri per i controlli bancari del Fisco

Alla luce della condanna, il legislatore italiano è ora chiamato a una riscrittura delle norme. La Corte è stata chiara nell’indicare la strada: da un lato, dovranno essere fissate in modo puntuale le circostanze e le condizioni che legittimano l’accesso ai dati bancari, delimitando la discrezionalità dell’Amministrazione; dall’altro, e questo è forse l’aspetto più innovativo, dovrà essere introdotta la possibilità per il contribuente di adire un giudice in via autonoma, già nel momento in cui viene a conoscenza dell’avvio delle indagini sul proprio conto, per verificare il rispetto di quelle condizioni -2. Mentre l’esecutivo e il parlamento si preparano a recepire l’indicazione europea, l’attività dell’Agenzia delle Entrate prosegue, seppure con la consapevolezza che l’armamentario normativo fin qui utilizzato poggia su basi che Strasburgo ha dichiarato non conformi ai princìpi convenzionali. La sfida, per il Fisco, sarà quella di coniugare l’efficacia dell’azione di contrasto all’evasione, che resta un obiettivo prioritario e condiviso, con il rispetto dei diritti fondamentali dei contribuenti, in un nuovo equilibrio che dovrà tenere conto della lezione arrivata dall’Europa.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.