Omicidio in via Sampolo a Palermo, riaperto il gas. Il killer aveva un ordine di carcerazione
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Redazione Interno
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Sono tornati a scorrere i tubi del metano nel condominio di via Sampolo 486, a Palermo, dopo che nella tarda serata di ieri gli operatori del pronto intervento di Amg Energia hanno provveduto a riaprire l’alimentazione del gas sospesa a seguito della drammatica vicenda di cronaca che ha sconvolto il quartiere.
La colonna montante che rifornisce l’intero stabile, infatti, era stata chiusa e sigillata per ragioni di sicurezza dopo che Francesco Cusumano, il 38enne accusato dell’omicidio del coinquilino Francesco Spataro, si era barricato nell’appartamento al secondo piano aprendo il rubinetto del gas, creando una situazione di grave pericolo per l’intero edificio. Con la riapertura dell’erogazione, avvenuta a distanza di circa ventiquattro ore dal blocco, si chiude almeno sul piano tecnico una delle conseguenze più immediate di quella che è stata una delle giornate più drammatiche per la città.
Il mancato carcere e la condanna per lesioni
Francesco Cusumano, il 38enne originario di Milazzo (in provincia di Messina) che ieri ha ucciso a coltellate il coinquilino cinquantatreenne Francesco Spataro sul pianerottolo dell’appartamento al civico 486, era in realtà già destinato a scontare una pena detentiva ben prima che la furia omicida si scatenasse in quel corridoio.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e riportato dal Giornale di Sicilia, sull’uomo pendeva infatti dal mese di febbraio scorso un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale di Messina, che lo condannava a una pena complessiva di tre anni e dieci mesi di reclusione per un episodio di violenza aggravata risalente al 2023. Un provvedimento che, per ragioni ancora al vaglio degli investigatori, non era stato ancora eseguito, lasciando Cusumano libero di muoversi e di affittare quell’appartamento in via Sampolo che sarebbe poi diventato teatro del delitto.
L'aggressione all'avvocato Lafranchi
La condanna che avrebbe dovuto portarlo in carcere affonda le radici in un episodio di violenza particolarmente grave e dai contorni inquietanti, avvenuto nel giugno del 2023, quando Cusumano aggredì brutalmente l'avvocato Antonio Lafranchi. Il legale, che all’epoca presiedeva la commissione d'esame per l'abilitazione forense, era stato il relatore di una bocciatura che il 38enne evidentemente non aveva saputo accettare, scatenando una reazione sproporzionata che si tradusse in un vero e proprio pestaggio a sangue, con lesioni gravi che hanno portato alla condanna per lesioni aggravate.
La sentenza, arrivata a distanza di qualche mese dai fatti, aveva già sancito la responsabilità penale di Cusumano ma, come spesso accade nei meandri della burocrazia giudiziaria e dei ritardi nelle notifiche, il provvedimento restrittivo non era stato ancora materialmente eseguito, consentendo al condannato di rimanere a piede libero nonostante la pesante condanna pendente sul suo capo.
La ricostruzione dell'omicidio
Domenica scorsa, la tensione accumulata nell'appartamento di via Sampolo è esplosa in una furia omicida che ha portato Cusumano a scagliarsi contro il coinquilino Francesco Spataro, colpendolo più volte con un'arma da taglio sul pianerottolo del secondo piano, in un agguato che non ha lasciato scampo alla vittima.
Subito dopo il delitto, il 38enne si è barricato all'interno dell'abitazione aprendo il rubinetto del gas, costringendo le forze dell'ordine a un delicato intervento per evitare una strage e spingendo i tecnici di Amg Energia a sospendere l'erogazione del metano per l'intero stabile, come misura precauzionale per scongiurare il rischio di esplosioni.
Solo dopo la risoluzione dell'assedio e la messa in sicurezza dei luoghi, con l'arresto di Cusumano avvenuto nella tarda serata di ieri, gli operatori hanno potuto ripristinare l'alimentazione, restituendo normalità a un condominio che resta però segnato dalla tragedia che si è consumata tra quelle mura.
Le conseguenze giudiziarie
Francesco Cusumano, che ora si trova in stato di arresto con l'accusa di omicidio volontario aggravato per la morte di Francesco Spataro, dovrà rispondere non solo del nuovo e gravissimo reato ma anche della mancata esecuzione della precedente condanna, che aggiunge un ulteriore capitolo a una vicenda giudiziaria già di per sé complessa e carica di interrogativi.
La Procura di Palermo, che coordina le indagini sull'omicidio, sta ora lavorando per ricostruire con esattezza la dinamica dell'aggressione e per verificare eventuali negligenze o ritardi nella catena di notifica dell'ordine di carcerazione che avrebbe potuto impedire la tragedia, qualora fosse stato eseguito tempestivamente.
L’attenzione degli inquirenti si concentra anche sugli ultimi giorni di vita di Spataro e sui rapporti tra i due coinquilini, per capire se esistessero segnali premonitori di quella furia omicida che ha trasformato un normale pianerottolo di un palazzo palermitano in un luogo di sangue e dolore.




