Milan-Torino 3-2: il cinismo rossonero punisce il Toro, ma il rigore nel finale accende le polemiche

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Redazione Sport Redazione Sport   -   I tabù, si sa, sono fatti per essere rispettati o per essere infranti, e per il Torino quello di San Siro continua a rappresentare un muro invalicabile. La squadra di D’Aversa, infatti, ha lasciato il Meazza con l’ennesima sconfitta in campionato nella Milano rossonera, un digiuno che resiste dal lontano 1985, ma con la consapevolezza – amara, certo – di aver fornito una prestazione quantomeno pari a quella degli avversari. Il 3-2 finale, firmato da Pavlovic, Rabiot e Fofana per i padroni di casa e da Simeone e Vlasic per gli ospiti, racconta solo in parte l’equilibrio di una sfida che il Milan ha sbloccato con un’efficacia chirurgica in avvio di ripresa, approfittando di quel blackout granata che, di fatto, ha deciso le sorti del match.

Nel primo tempo, il copione sembrava aver preso un’altra direzione. Il Torino, intraprendente e organizzato, aveva risposto colpo su colpo al vantaggio iniziale di Strahinja Pavlovic – il difensore che si è inventato una staffilata da fuori area destinata a infilarsi sotto la traversa. L’immediata reazione granata, culminata con il tap-in vincente di Giovanni Simeone dopo la deviazione sul palo di un tiro di Vlasic, aveva riportato la contesa in perfetta parità, suggerendo che per i rossoneri, reduci dalla sconfitta di Roma, la strada sarebbe stata in salita. La prima frazione si era chiusa sul punteggio di 1-1, con un Milan spesso in affanno nel gestire la manovra e un Toro pericoloso nelle ripartenze.

La svolta, come spesso accade, è arrivata dalla panchina e da una scelta tattica precisa. Allegri, optando per il passaggio al 4-3-3 con l’ingresso di Athekame al posto di Tomori, ha dato nuova linfa alla manovra offensiva. Il risultato è stato un micidiale uno-due nel giro di centoventi secondi: prima Rabiot, con un inserimento perfetto sulla corsa di Pulisic, ha riportato avanti i suoi; poi Fofana, lasciato inspiegabilmente solo in area, ha controllato e depositato in rete il pallone del 3. Un doppio vantaggio che sembrava aver chiuso i conti, consegnando al Milan la seconda posizione in classifica scavalcando il Napoli, in attesa della trasferta dell’Inter a Firenze.

E invece, il finale ha regalato un’ulteriore, decisiva scossa. A tre minuti dal termine, l’arbitro Fourneau è stato richiamato al monitor dal Var per rivedere un contatto in area: Pavlovic, in marcatura su Simeone, lo aveva colpito con una mano, in un’azione che nelle cronache è stata definita più una “carezza” che una manata vera e propria. Il penalty concesso, trasformato con freddezza da Vlasic per il definitivo 3-2, ha riaperto la partita, gettando il Milan in un finale di sofferenza che ha visto i granata riversarsi in avanti alla ricerca del pareggio che però, nonostante l’episodio controverso, non è arrivato. Il Milan stringe i denti e porta a casa i tre punti, confermando il proprio secondo posto e un distacco di cinque lunghezze dalla capolista, mentre per il Torino resta la consapevolezza di aver tenuto testa a una diretta concorrente per l’Europa, con il rammarico per un’occasione che, ancora una volta, è sfumata nel finale.

La notte del Var e la "carezza" che fa discutere

L’episodio che inevitabilmente ha catalizzato l’attenzione post-partita riguarda il gol della bandiera granata, trasformato da Vlasic. L’intervento del Var, che ha segnalato a Fourneau il contatto tra Pavlovic e Simeone, ha acceso il dibattito sulla soggettività del tocco, con molti osservatori che hanno sottolineato come l’intensità del gesto non fosse tale da giustificare la caduta dell’attaccante. L’analisi di Sandro Sabatini, riportata nell’edizione odierna, ha parlato apertamente di “rigore inventato”, ironizzando sulla definizione di “carezza” data al tocco del difensore serbo, una valutazione che fa emergere la linea sempre sottile tra un fallo da rigore e un normale contrasto di gioco. Per Allegri, quella di San Siro è stata una vittoria conquistata con le unghie e con i denti, che porta a quota 63 punti il suo Milan in classifica, un bottino che fa registrare un rendimento migliore rispetto a quello delle precedenti gestioni tecniche.

I singoli e la svolta tattica di Allegri

La mossa di Allegri, che dopo l’intervallo ha sostituito Tomori con Athekame modificando l’assetto tattico, si è rivelata decisiva per sbloccare una partita che si era incagliata sugli equilibri del primo tempo. Il passaggio al 4-3-3 ha dato maggior fluidità alla manovra, esaltando le caratteristiche di inserimento dei centrocampisti. Rabiot e Fofana, spesso in ombra nella prima frazione, hanno trovato gli spazi giusti per concretizzare, mentre la presenza di Pulisic, nonostante qualche errore di troppo, si è rivelata fondamentale per l’assist che ha portato al gol del 2. Dall’altra parte, D’Aversa ha potuto contare su un undici che non ha sfigurato, con il solito Simeone indemoniato e un Vlasic che, oltre al rigore, ha creato scompiglio nella retroguardia rossonera, confermandosi come uno degli elementi più positivi in una stagione altalenante per i granata.

Classifica e impatto sui destini europei

Con questo successo, il Milan mette pressione alla capolista Inter, portandosi a meno cinque punti in attesa del match dei nerazzurri, e riaggancia il secondo posto che era stato momentaneamente occupato dal Napoli. Il punteggio, anche se costruito su un’altalena di emozioni, rappresenta un segnale importante per i rossoneri, che hanno dimostrato di saper soffrire e di saper reagire agli episodi sfavorevoli. Il Torino, invece, resta fermo a quota 33 punti, con la consapevolezza di aver perso un’occasione per allontanarsi ulteriormente dalle posizioni calde della classifica, ma con la prestazione offerta che può rappresentare un punto di partenza per il prosieguo del campionato. La sosta per le nazionali arriva dunque al momento giusto per entrambe le squadre, per ricaricare le energie in vista del rush finale.

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