Valle d’Aosta, cade la giunta. Il tribunale: «Quarto mandato illegittimo, il presidente Testolin è ineleggibile»
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Redazione Interno
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A sei mesi esatti dal voto regionale, la Valle d’Aosta si ritrova senza un governo e senza un presidente dichiarato decaduto da un tribunale. Il collegio del Tribunale di Aosta, accogliendo il ricorso presentato dai consiglieri dell’opposizione di Avs, ha infatti stabilito che Renzo Testolin – esponente di spicco dell’Union Valdôtaine – non avrebbe mai dovuto sedere sulla poltrona di presidente della Regione. La ragione, per quanto i magistrati la formulino con la secchezza tecnica che contraddistingue una sentenza di questo tipo, è a suo modo semplice: sarebbe stato eletto per la quarta volta consecutiva, mentre la legge regionale voluta proprio dall’Union Valdôtaine fissa a tre il limite massimo dei mandati in giunta. Nessuna eccezione, nessuna clausola di salvaguardia da invocare, almeno secondo quanto emerso dalle carte depositate in cancelleria.
Un ricorso che diventa una cesura giudiziaria
I consiglieri di Avs – che pure avevano tentato, con una delibera rimasta inascoltata, di fermare quella che definivano «una palese violazione di legge» – hanno ottenuto così un verdetto destinato a rimodellare gli equilibri politici valdostani. Non si tratta, va detto, di un’opinione o di un’interpretazione controversa: il tribunale è stato netto nel dichiarare Testolin «ineleggibile» ai sensi della normativa regionale sui limiti di mandato. Di conseguenza, anche il vicepresidente Luigi Giovanni Bertschy, associato alla stessa compagine di governo, è stato colpito dalla medesima pronuncia. La giunta, insomma, decade nella sua interezza; un effetto a cascata che nessuna precauzione regolamentare avrebbe potuto scongiurare, una volta che il giudice ha messo nero su bianco l’illegittimità del quarto mandato.
La reazione dell’Union Valdôtaine tra «responsabilità» e timori di vuoto amministrativo
L’Union Valdôtaine, che insieme agli autonomisti di centro e a Forza Italia controlla saldamente l’esecutivo regionale, ha convocato d’urgenza il Comité fédéral. Una riunione, si legge nella nota diffusa al termine dei lavori, «di carattere informativo»: i vertici del movimento autonomista hanno dichiarato di voler «valutare la portata tecnico-giuridica della decisione giudiziaria», prima di esaminare «i passi successivi» con un unico obiettivo dichiarato, quello di «prevenire, per quanto possibile, ogni ripercussione sulla macchina amministrativa regionale». Nessun accenno a un eventuale ricorso immediato, perlomeno non nelle prime dichiarazioni ufficiali; piuttosto, l’accento cade sull’esigenza di evitare «alcun vuoto amministrativo né alcuna incertezza che possa ostacolare l’azione pubblica». Una posizione, questa, che tradisce la preoccupazione per un vuoto di governance in una regione dove i margini di manovra, soprattutto in materia di fondi europei e servizi di prossimità, sono tradizionalmente ridotti.
La sentenza e lo scenario aperto: nessuna proroga, nessun commissariamento annunciato
Non c’è, al momento, alcuna disposizione che autorizzi un governo uscente a rimanere in carica oltre la decadenza; il tribunale non ha concesso proroghe né tanto meno spazi di manovra straordinaria. La palla passa ora al consiglio regionale, chiamato a prendere atto di una sentenza che, per quanto sorprendente per gli addetti ai lavori – molti dei quali non si aspettavano un’applicazione così rigorosa del limite dei tre mandati –, poggia su un dato normativo difficilmente aggirabile. L’opposizione di Avs, dal canto suo, ha già incassato il risultato definendolo «una vittoria della legalità» e ringraziando i propri consiglieri per «la determinazione e il coraggio dimostrati». Un ringraziamento che suona, nel silenzio che accompagna la lettura della sentenza, come un’accusa implicita verso chi quella legge l’aveva scritta senza poi rispettarla. La Valle d’Aosta, per la seconda volta in pochi anni, si trova così a fare i conti con un cortocircuito istituzionale che nemmeno i patti di maggioranza più solidi, alla fine, sono riusciti a tenere insieme.




