Renzo Testolin dichiarato ineleggibile, la giunta valdostana cade nell’incertezza del quarto mandato
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Redazione Interno
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AOSTA. «Al momento guardiamo al da farsi per il meglio possibile per la comunità poi le dichiarazioni le faremo più avanti»: queste, pronunciate con il ritegno di chi ha appena visto il proprio scranno vacillare, le uniche parole che Renzo Testolin affida alla Sentinella del Canavese. Siamo all’indomani di una sentenza destinata a lasciare il segno sulla politica regionale, quella con cui il Tribunale di Aosta – accogliendo il ricorso presentato da Avs-Alleanza Verdi Sinistra – lo ha dichiarato ineleggibile e, di conseguenza, decaduto dalla carica di presidente della Regione Valle d’Aosta. Perché la questione, sebbene appaia confinata nei tecnicismi giuridici, tocca un nervo scoperto dell’autonomia: la norma sul limite dei mandati, una legge elettorale voluta per arginare la concentrazione del potere, è stata forzata da chi quella stessa autonomia dovrebbe tutelare. E se è vero che l’Union Valdôtaine invoca ora la stabilità dell’esecutivo, non si può dimenticare che proprio la sua interpretazione estensiva della disciplina regionale ha generato il terremoto politico che si tenta di arginare. L’applicazione letterale del testo, quella su cui i giudici hanno basato la loro decisione, non lascia spazio a dubbi: quattro legislature consecutive in Giunta rappresentano una violazione palese della legge n. 21 del 2007, che limita a tre gli incarichi di governo.
I conti con la legge e il parere del costituzionalista
Secondo il calendario politico, Testolin aveva già accumulato tre mandati precedenti, e la sua ricandidatura – avvenuta lo scorso novembre con un plebiscito di 3.808 preferenze – si basava su una lettura più indulgente della normativa. Il professor Enrico Grosso, costituzionalista chiamato a sostenere la tesi della ricandidabilità, aveva sostenuto che la durata inferiore a due anni, sei mesi e un giorno di almeno una delle due legislature antecedenti potesse costituire un’eccezione. Il Tribunale, però, ha spazzato via questa interpretazione, affermando che tale eccezione non è automatica e non permette, in nessun caso, di ricoprire incarichi nella Giunta per quattro mandati consecutivi; un principio, questo, che i giudici hanno considerato dirimente nel loro verdetto. Ne consegue non solo la decadenza del governatore – in carica dal 2 marzo 2023 e riconfermato solo pochi mesi fa – ma anche l’azzeramento dell’intero esecutivo, un effetto a catena che paralizza la macchina amministrativa.
Il ricorso imminente e la paralisi dell’ordinaria amministrazione
I legali di Testolin, che hanno già incassato una bocciatura sulla costituzione in giudizio della Regione (ritenuta dai magistrati «inammissibile» per mancanza di un interesse pubblico collettivo), stanno tuttavia preparando il contrattacco. Non appena la sentenza sarà notificata – questione di giorni, forse di ore – il presidente intende presentare appello, un passaggio che, come spiegato dall’avvocato Marcello Cecchetti, comporterebbe la sospensione immediata degli effetti della decadenza. In attesa che il secondo grado di giudizio si pronunci, però, la quotidianità delle istituzioni è affidata al vicepresidente Luigi Bertschy, il quale, insieme agli altri assessori, rimane tecnicamente in carica limitatamente alla gestione degli affari correnti: un’amministrazione di transito, esautorata delle scelte strategiche e costretta a navigare a vista in un mare di incertezze. Il Consiglio regionale, convocato per martedì alle 15, dovrà affrontare questo nodo, cercando di evitare che la mera gestione dell’ordinario si trasformi in una paralisi totale.
L’opposizione esulta e l’Union cerca una via d’uscita
Se il fronte della maggioranza tace o si barrica dietro generici richiami alla «responsabilità» – come nel caso della nota stringata diffusa dall’Union Valdôtaine al termine del Comité Fédéral convocato d’urgenza –, l’opposizione intona un coro di soddisfazione che suona come una condanna morale. Elio Riccarand, leader di Avs in Valle d’Aosta, non usa mezzi termini: «Abbiamo vinto su tutta la linea, eravamo convinti da subito di come la legge fosse chiara e non lasciasse interpretazioni». La costruzione giuridica che ha permesso a Testolin di salire (e scendere) per la quarta volta dal seggio viene definita dai Verdi come «un totale naufragio giuridico e politico», un castello di carte crollato sotto il peso dell’evidenza normativa. Dall’altra parte, l’Union Valdôtaine si trova ora a fare i conti con una scelta che rischia di logorare la credibilità delle istituzioni che pure intende difendere: la stabilità non può essere invocata a posteriori quando sono state le proprie forzature a minare le fondamenta dell’autonomia.




